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«Rendiamo omaggio a un vulcano? Alle voci sotterranee che lo annunciano, alla cupa aridità che lo circonda,  a quella cappa minerale che improvvisamente si spalanca in un raggio di fulmini che frantuma l'orizzonte?» Annie Le Brun

Lo scorso 8 ottobre, in un incontro con la stampa, il presidente cileno Sebastián Piñera aveva definito il proprio paese «una vera oasi dentro un'America Latina confusa», potendo infatti contare — a differenza dei suoi vicini — su «una democrazia stabile». Solo dieci giorni dopo, venerdì 18 ottobre, davanti alla rivolta che deflagrava nelle strade del paese, è stato costretto a decretare lo stato d'emergenza e a disseminare Santiago e le altre città di militari come non se ne vedevano dai tempi di Pinochet. Questa clamorosa smentita della pacificazione sociale raggiunta è stata subito seguita da un’altra, quella della propaganda statale imperante. Domenica 20 ottobre, spalleggiato dai suoi generali, Piñera spiegava ai giornalisti come i disordini fossero opera di «gruppi violenti... in guerra contro tutti i cileni che vogliono vivere in democrazia. Siamo in guerra contro un nemico potente e implacabile che non rispetta nulla e nessuno». Ma poiché le immagini diffuse ovunque nel mondo stavano semmai dimostrando al di là di ogni possibile dubbio l’esatto contrario, ovvero come «tutti i cileni» (ad eccezione dei tirapiedi del potere) stessero prendendo parte alla protesta, due giorni dopo il presidente ha chiesto pubblicamente «perdono per non aver compreso in tempo il malessere sociale». Ecco qui un magnifico esempio di come ogni sicumera istituzionale, nonostante le sue tronfie apparenze ed i mezzi a sua disposizione, possa rischiare di svanire da un momento all'altro. Pur avendo reso impensabile ogni alternativa radicale all'obbedienza, chi ha forgiato questo mondo a propria immagine e somiglianza non può impedire che la riproduzione della miseria quotidiana venga interrotta. Se non più da una tensione utopica o da un progetto rivoluzionario, almeno dall’imprevisto. Quell’imprevisto che sfugge immancabilmente a chi si ostina a misurare la realtà, a calcolarla attraverso la triste computazione della politica. Che i parametri ed i criteri usati siano istituzionalmente sciatti o sovversivamente scaltri, cosa importa? Resta il fatto che non si incatenano i vulcani.  Se già in passato raramente le insurrezioni sono state il frutto della strategia vincente messa in atto da un’organizzazione efficace nel portare avanti la giusta politica, oggigiorno una simile ipotesi può fare breccia solo nella più sinistra dabbenaggine. Ipotesi ridicola da avanzare soprattutto in paesi che vantano una democrazia di stampo più o meno occidentale, laddove la cosiddetta «coscienza di classe» è stata sradicata da decenni di confortevole (tele)consumo — ma dove in compenso può covare una rabbia, un malessere, un'angoscia, una disperazione di vivere, che non sono eliminabili né con un programma di partito da attuare, né con una rivendicazione specifica da reclamare. Si tratta di foschi sentimenti che si accumulano per anni, non certo per presentarsi alla fine a pretendere i dovuti interessi. Il più delle volte si limitano a brontolare in maniera minacciosa, incutendo timori (e suscitando speranze) tanto comprensibili quanto fuori luogo. Ma quando hanno occasione di manifestarsi, lo fanno in maniera terribile. Non attraverso radicati movimenti di lotta dotati della loro brava legittimità politica da sbandierare per raccogliere unanime consenso, ma attraverso inaspettate esplosioni sociali. Improvvise ed incontrollabili, come l'eruzione di un vulcano. È quanto sta accadendo da un mese esatto dall'altra parte dell'oceano, in Cile, dove il magma incandescente si è sparso nelle strade delle città come sui pendii del Nevados de Chillán, incenerendo ogni cosa al suo passaggio. Come tutte le esplosioni sociali, anche questa ha avuto bisogno di un banale pretesto che ne facesse da scintilla. La chispa, in questo caso, è stata l'annunciato aumento del biglietto dei trasporti pubblici durante le ore di punta. È bastato qualche giorno di agitazione, con un rifiuto di massa di pagare il balzello, per spingere il governo a tirar fuori tutta la sua feroce tracotanza. Ancora una volta, l'ottusità di chi detiene il potere si è rivelata un ingrediente fondamentale per la generalizzazione della rivolta. Le maniere forti del generale Javier Iturriaga, unite all'atteggiamento strafottente della classe dirigente, non hanno fatto altro che alimentare ulteriormente la protesta, che è presto dilagata in tutto il paese. Lo stato di emergenza decretato venerdì 18 ottobre da «Piñera cagón» non ha spaventato nessuno. Anziché assistere ad un immediato e scodinzolante ritorno all'ordine, i militari si sono visti circondati ed affrontati da migliaia di uomini e donne che hanno eretto barricate, saccheggiato negozi, incendiato autobus, distrutto stazioni metropolitane, dato alle fiamme palazzi. Settimana dopo settimana, né gli arresti di massa o gli occhi bucati nelle strade, né le torture o gli stupri nelle caserme, sono riusciti a fermare insorti resi forti dalla consapevolezza che non avevano più nulla da perdere a rifiutare la quotidianità imposta (l'urlo di guerra con cui gli insorti cabili avevano aperto il terzo millennio, «non potete ucciderci perché siamo già morti», è stato ripreso a modo loro dagli insorti cileni: «ci hanno derubato a tal punto che ci hanno rubato anche la paura»). Ovviamente il pretesto iniziale della sommossa è stato dimenticato in fretta, motivo per cui il dietrofront del governo sul rincaro delle tariffe non ha calmato affatto gli animi. Ovviamente il governo ha proposto un tavolo di confronto «ampio e trasversale», a cui le forze politiche di sinistra si sono rifiutate di partecipare fintanto che i militari erano in strada. Ovviamente queste stesse forze si sono guardate bene dall'indire subito uno sciopero nazionale per contrastare la repressione statale, dovendo prima appurare di avere davanti un «popolo» da rappresentare, e non pochi «vandali» da legittimare. Ovviamente più la rivolta continuava imperterrita, più i partiti di destra e di sinistra trovavano un compromesso per dare vita ad una Unità Nazionale salvifica delle istituzioni. Tuttavia, fino ad ora la routine politicarda si è rivelata del tutto incapace di placare una rabbia che, non riconoscendo leader, non presta nemmeno margini di manovra al recupero. Alla sua genesi avranno anche contribuito i riverberi provenienti dai rondò in Francia o dalla comune di Quito in Ecuador, ma gli insorti cileni non hanno portavoce pronti a farsi intervistare, né assemblee da cui farsi rappresentare, né confederazioni alle cui decisioni sottostare. E ciò che da un lato getta nel panico la classe dirigente, dall'altro mette in imbarazzo l’aspirante ceto dirigente.

«L'idea che sarebbe possibile “radicalizzare” una lotta importandovi tutto il bazar di pratiche e di discorsi reputati essere radicali disegna una politica da extraterrestri» Comitato Invisibile, "Ai nostri amici", 21 ottobre 2014  

«Siamo completamente sopraffatti, è come un'invasione straniera, extraterrestre, non so come dire, e non siamo attrezzati per combatterli» Cecilia Morel, moglie del presidente Piñera, 21 ottobre 2019

Considerato come i fatti che stanno accadendo in Cile siano ricchi di suggerimenti e spunti su cui riflettere per riuscire a pensare l'insurrezione, a cogliere le possibilità da giocare per renderla irreversibile, non ci sembra davvero un caso se vengono taciuti sia dagli organi di Stato che da quelli del contro-Stato. Mentre il presidente Piñera mette al sicuro la sua famiglia mandandola in Australia, i vari militanti di sinistra mettono al sicuro la propria ideologia parcheggiando il loro cervello in Rojava, o avviluppandolo in un gilet giallo. Perché in Cile non c'è un partito rivoluzionario da sostenere, non c'è un leader carismatico da seguire, non c'è un esercito di popolo a cui aderire, non c'è una bandiera da agitare, non c'è un territorio da difendere; e non ci sono nemmeno lotte sociali da far convergere, classi proletarie da ricomporre, movimenti di base da organizzare. Il che spiega il motivo per cui i cantori della conflittualità alternata, del potere parallelo, della destituzione, davanti all'esplosione cilena che sta distruggendo tutto... si limitano ad annotare la brutalità della repressione che ha scatenato. Non si tratta di ritardo storico o di ottusità ideologica. Si tratta, oseremmo dire, di baratro antropologico. Gli abitanti della terraferma ben piantata nell'autorità non sono letteralmente in grado di capire gli abitanti delle stelle fluttuanti nella libertà. Ci sia permesso di fare qui un piccolo esempio. L'incendio di veicoli del trasporto pubblico è una pratica diffusa da anni fra le teste calde cilene, le quali sono state più volte criticate dagli accorti strateghi della rivoluzione (inorriditi da come si potesse fare ricorso ad azioni così poco comprensibili: bruciare degli autobus è vandalismo, non porta nessun consenso popolare!). Ma a partire dal 18 ottobre scorso, ecco che quella pratica acquisiva d'un tratto senso agli occhi di tutti. Ciò che era stato bollato come miopia diventava lungimiranza, e le parole scritte 7 anni fa in proposito da alcuni anarchici belgi («La gran maggioranza degli utenti dei trasporti pubblici li utilizzano per spostarsi da casa verso il lavoro, verso istituzioni, verso appuntamenti con burocrati, verso luoghi di consumo come il supermercato, lo stadio o la discoteca. Ciò fornisce una leggera spiegazione per comprendere l'importanza che il potere attribuisce ad una rete di trasporti pubblici che funzioni decentemente. Lo spostamento, la circolazione di persone è fondamentale per l'economia, per l'esistenza del potere... La mobilità totale e quotidiana della popolazione necessita di adeguate infrastrutture. L'importanza di queste infrastrutture per l'ordine sociale emerge al contrario allorquando queste vengono paralizzate, poco importa la causa: ritardi, caos, disordine, rottura della routine. Si potrebbe definire un terreno fertile per la libertà, ben altro rispetto alla riproduzione quotidiana dei ruoli, del potere, dell'economia... Paralizzare la circolazione orchestrata e condizionata significa null'altro che battersi per la libertà di tutti», Hors Service, n. 24, 7/1/2012) cessavano di apparire una difficile difesa ideologica per rivelarsi una felice quanto facile intuizione. In chi non crede in un progresso lineare che segue ferree leggi storiche — l'idiota determinismo che ha reso i marxisti «la peste della nostra epoca, la maledizione del movimento operaio» — diventa necessario preparare ed attuare fin da subito la rottura con l'esistente. Non attendere la Grande Sera che ineluttabilmente verrà in virtù di chissà quale meccanismo oggettivo, ma cominciare: cominciare, con volontà e determinazione, ad essere e fare ciò che non è mai Stato. Tutto il resto, al di là di chiacchiere più o meno dotte, emana un deciso afrore di riformismo.  In un breve video girato nei giorni scorsi per le strade cilene si vede un ragazzo con un megaschermo al plasma ancora imballato sulle spalle che si sta allontanando dopo un saccheggio, il quale viene fermato da altri insorti che gli tolgono dalle mani il lussuoso dispositivo tecnologico per gettarlo nel fuoco fra danze e urla generali di gioia. Il ragazzo aveva capito che una black riot offre opportunità assai maggiori di qualsiasi Black Friday per poter infine godere delle merci più ambite, ma gli altri insorti (nessuno dei quali nerovestito e mascherato, tutti a volto scoperto come persone comuni) hanno capito che il senso della rivolta non è quello di rendere tutti partecipi del consumismo, ma di porre fine al mondo che conosciamo: a cosa può mai servire un televisore quando la rivolta è fuori dall'uscio di casa? A chi interessa lo spettacolo quando davanti agli occhi c'è finalmente la vita? Ora, cosa ci dicono i supermercati devastati, le infrastrutture distrutte, le chiese profanate e devastate, le sedi di tutti i partiti attaccate, le armerie assaltate, i monumenti abbattuti, l'intero paese messo a ferro e a fuoco da migliaia e migliaia di uomini e donne di ogni età, in preda all'inebriante desiderio che nulla possa continuare a funzionare come prima? Svanita l'illusione che si fosse davanti a un effimero sfogo di piazza, si tratta forse di un invito politico a redigere tutti assieme una nuova Costituzione, a ottenere un cambio della guardia nell'esercizio del potere? No di certo. Per creare una vita che sia tutt'altro bisogna, come diceva un poeta alla ricerca dell'oro del tempo, continuare ad avanzare nella sola maniera valida che ci sia: attraverso le fiamme.

Finimondo, 17/11/19

Martedì 12 novembre era la quarta giornata di sciopero generale puntuale in Cile dall'inizio della rivolta. E non solo è stata molto partecipata, ma i rivoltosi non si sono lasciati sfuggire l’occasione di moltiplicare gli scontri, le distruzioni incendiarie e i saccheggi in tutto il paese. E hanno continuato il giorno successivo...  

Infrastrutture. Molte strade sono state bloccate da barricate, talvolta anche con l'aiuto di enormi cartelloni stradali abbattuti come ad Antofagasta, mentre verso le 6,30 anche un ripetitore di telefonia mobile di Movistar Chile è stato bruciato a Caldera, nell'area di Cerro Panagra, lasciando 15000 persone senza cellulare fino all'aeroporto, dato che quell’antenna dirigeva il segnale di altre quattro più piccole; d’altronde non è il primo ad essere stato attaccato dall'inizio della rivolta cioè dal 18 ottobre, come quello della società Entel a Teno (regione di Maule) incendiato il 26 ottobre, o quelli di Entel e di Claro ad Arica il 20 ottobre, mentre nel distretto di Pudahuel (Santiago) il 9 novembre all’1,30 del mattino, è una centrale telefonica a Laguna Sur ad esser stata data alle fiamme, tagliando Internet e il traffico telefonico mobile. Nel frattempo a Calama, all'estremo nord vicino al deserto e ad Antofagasta, è toccato alla torre principale del progetto Cerro Dominador, la più grande centrale solare di Cile e Sud America in costruzione, che ha preso fuoco verso le 20, con i vigili del fuoco che hanno impiegato quasi sei ore per spegnere l'incendio e il proprietario EIG Energy Global Partners che ha dichiarato di ignorare se le cause del disastro fossero volontarie o meno, in una giornata come quella del 12 novembre, una delle più calde della rivolta.  

Geografia. Tra le principali città colpite possiamo citare Concepción, dove i dimostranti hanno incendiato il gigantesco edificio della prefettura regionale, nonché il Ministero dei Beni nazionali e l'Ufficio immigrazione situato vicino, distruggendo 20000 documenti amministrativi ivi contenuti, tra cui 6000 titoli di proprietà (un uomo di 61 anni è stato incarcerato in preventiva, accusato di aver appiccato il fuoco) – la mobilia, centinaia di documenti e quadri di Piñera sono serviti anche ad alimentare le barricate in fiamme; Talca, dove la residenza del senatore Coloma dell'UDI è andata in fumo, proprio come i mobili della chiesa María Auxiliadora e diverse banche saccheggiate un po’ più in là; Punta Arenas, dove un'agenzia del fondo pensioni AFP Habitat è stata bruciata, mentre sei barricate bloccavano la zona e i pompieri venivano bersagliati con pietre per ritardarne il lavoro – sono anche state saccheggiate farmacie e il supermercato Unimarc, mentre molti negozi (Movistar, Civil Status Building, Bata) hanno perso le loro vetrine; Rancagua, dove è stata incendiata un'agenzia del fondo pensioni AFP Vital Plan e saccheggiati gli uffici del centro d'affari della Sercotec, oltre ad un'agenzia del Banco de Chile; Copiapó, i cui uffici dell’anagrafe sono stati incendiati e i mobili hanno alimentato le barricate, mentre il Ministero della Pubblica Istruzione è stato attaccato e molti dei suoi veicoli bruciati, senza contare il saccheggio di un ipermercato Líder; Arica, dove è stato bruciato l'ipermercato Líder; Antofagasta, in cui i vigili del fuoco hanno dovuto combattere anche contro 6 incendi contemporaneamente, tra cui quello della Cooperativa de Carabineros, di una farmacia Cruz Verde, del municipio, di tre banche (Banco BCI, Banco Ripley e Banco Estado), del Centro pedagogico dell’associazione nazionale asili nido (Junji), del centro delle imposte (SII), dell’anagrafe, con oltre venti negozi e magazzini saccheggiati o distrutti (alcuni edifici del centro, risalenti al 1913, sono solo macerie) o anche 62 semafori sradicati per servire da arieti o barricate, con tutto il centro cittadino devastato; Santiago, dove in mezzo agli scontri campeggiava la chiesa di Veracruz risalente al 1857, che è stata completamente distrutta da un incendio nel quartiere Lastarria – secondo il suo gestore, era già stata attaccata 17 volte durante queste tre settimane di rivolta, saccheggiata o bruciata. Per la seconda volta, inoltre, è stata presa di mira l'ambasciata argentina, provocando l'evacuazione immediata dell'ambasciatore e della sua famiglia dopo lo sfondamento del suo portone blindato. Nel comune di La Granja, a sud di Santiago, è stata una succursale del Banco Estado ad andare completamente in fumo; ad Osorno, nel corso di duri scontri, gli uffici della compagnia aerea Latam sono stati saccheggiati e quelli della banca cooperativa Copeuch incendiati, causando la distruzione di una torre di 15 piani (chiamata Kauak); a Melipilla, sono stati incendiati i caselli del pedaggio di Pomaire, nonché le celle frigorifere dell'ipermercato ACuenta servendosi di pancali di legno, la sede del partito RN (di Piñera), una succursale bancaria BCI, i locali di un ufficio notarile (Conservador de Bienes Raices) e la prefettura regionale; a Llay Llay (Valparaíso), dove i caselli del pedaggio di Las Vegas sono stati bruciati per la seconda volta; a Valdivia, dove sono state saccheggiate le sedi di tre partiti politici di sinistra e di destra (PS, Democrazia Cristiana e RN), così come la chiesa di San Francesco d'Assisi. E ogni volta i rispettivi mobili sono stati usati per alimentare il fuoco delle barricate, dai ritratti dell'ex presidente del Cile Bachelet alle panche religiose; Infine, sono anche state attaccate le stazioni di polizia di Vallenar e Renca, oltre a caserme, come a Santo Domingo (Valparaiso) dove sconosciuti sono penetrati nella Scuola di Ingegneri Militari (Escuela de Ingenieros de Tejas Verdes) per dar fuoco a un camion (un soldato ferito), e a Copiapó il giorno dopo la folla ha tentato di irrompere nella caserma (tre soldati feriti, un assalitore ferito da proiettili).  

Mercoledì 13 novembre era il primo anniversario dell’omicidio del Mapuche Camilo Catrillanca assassinato a Temucuicui con una pallottola nella nuca, ad opera del famigerato Comando Jungla dei carabinieri. Sebbene suo padre ci abbia tenuto a ricordare che auspicava ci fossero dimostrazioni pacifiche, sono scoppiati scontri con i carabinieri a Valparaiso (centro), Santiago e Temuco (sud). A Concepción, nella piazza centrale, la gigantesca statua del conquistatore spagnolo Pedro de Valdivia, nominato governatore del Cile nel 1500, è stata scardinata con l’ausilio di corde tirate da una cinquantina di persone. Nel comune di Mulchén, quattro camion e una gru dell'industria forestale sono stati dati alle fiamme dopo aver fatto scendere i conducenti (uno striscione con i nomi di diversi mapuche assassinati dagli sbirri è stato ritrovato accanto). A Ercilla, due carabinieri sono finiti in ospedale, feriti da proiettili che hanno attraversato la blindatura del loro veicolo. A Concepción, scontri a parte, sono stati saccheggiati un supermercato Preunic e la farmacia Salcobrand, e a sera gli uffici regionali del PJJ (Servicio Nacional Menores, Sename) sono stati bruciati dopo essere stati svuotati dei mobili utili per le barricate. A San Bernardo, un sottufficiale dei carabinieri è stato colpito con diversi proiettili durante le manifestazioni e ha dovuto essere ricoverato d’urgenza portato in elicottero. A Copiapó sono stati bruciati l'edificio che ospita l’anagrafe e diverse sedi distaccate ministeriali. A Puerto Montt, metà delle panche della cattedrale sono finite in una grande barricata in fiamme. Complessivamente, nella giornata di mercoledì il Ministero degli Interni ha contato 34 saccheggi, 10 dei quali nell’area metropolitana Gran Santiago, 23 blocchi stradali e 8 attacchi di caserme, in particolare a Renca, Padre Hurtado, Huechuraba e Lampa, oltre ai «danni strutturali» che hanno interessato la prefettura regionale di Tocopilla.  

Politica. Di fronte a queste due nuove giornate così calde, cosa volete che facesse il presidente Piñera? In primo luogo, ha spedito il proprio figliolo e la sua famiglia a rifugiarsi in Australia. Poi ha annunciato che avrebbe aumentato gli effettivi dei carabinieri regolarmente sovraccarichi con 1000 nuovi recenti pensionati (il loro numero è già di 48.000), e quindi ha sostituito alcuni dirigenti (prima alcuni ministri, ed ora il capo dei servizi cileni, l’Agencia Nacional de Inteligencia-ANI). Infine, ha proposto un «grande accordo nazionale» in tre punti la sera di mercoledì, dopo che alcuni ministri avevano respinto l'opzione del ritorno di uno stato di emergenza: uno «per la pace e contro la violenza» (ossia un appello all'unità nazionale), l'altro «per la giustizia» (ossia un calendario sociale con i sindacati, anche se per il momento rifiuta di concedere altre briciole) e l'ultimo per avviare i lavori per una nuova Costituzione. Vi risparmiamo i dettagli, ma fondamentalmente la destra (UDI e RN) voleva un Congresso costituente (composto da deputati e senatori in carica), la sinistra voleva un’Assemblea costituente (con delegati eletti all’uopo tra la popolazione), e dopo due giorni di discussioni tra tutti i partiti politici (dal post-pinochetista UDI al Frente Amplio, PC a parte), la mattina di venerdì 15 novembre è stato trovato un compromesso tra le due parti per una Convenzione costituente mista (col 50% dei parlamentari e il 50% dei delegati eletti per redigerla). Questo «accordo per la pace e una nuova costituzione» firmato da tutti i partiti comprende un referendum previsto nell'aprile 2020 in cui gli elettori decideranno se riformare o meno la Costituzione e, in caso affermativo, tra Convenzione costituzionale (di delegati eletti per questo scopo nell'ottobre 2020) e Convenzione costituzionale mista (gli stessi + 50% dei parlamentari in carica), seguito da un secondo referendum con voto obbligatorio in un altro momento per ratificarla.  

E mentre i politici di ogni pelo sono allarmati e moltiplicano gli incontri per tentare di trovare il modo per deviare la rabbia verso i binari istituzionali, la moneta cilena continua a precipitare (ha raggiunto il suo livello più basso dal 2002) malgrado Mercoledì ci sia stata un’iniezione di 4 miliardi di dollari da parte della banca centrale per cercare di frenarne la caduta, il Ministro delle Finanze piange i 300.000 posti di lavoro persi a causa della rivolta e le centinaia di milioni di dollari di danni (4500 milioni di dollari, 380 milioni dei quali per la sola metropolitana, 2330 milioni per le infrastrutture pubbliche e 2250 milioni per i locali non residenziali, secondo la Camera di costruzione cilena-CChC), alcuni hacker hanno messo in rete il 10 novembre un annuario interattivo che include i dati professionali e personali di oltre 29000 carabinieri (pacolog.com/maps/), i giocatori della nazionale di calcio hanno rifiutato il 13 novembre di disputare l’amichevole contro il Perù in solidarietà con la rivolta, i netturbini della Gran Santiago sono in sciopero illimitato da tre giorni e la spazzatura si accumula nelle strade, la compagnia aerea cilena Latam ha calcolato 82.000 biglietti annullati e 117.000 richieste di cambi di data (che le sono costati 30 milioni di dollari dal 18 ottobre al 5 novembre), il potente sindacato padronale dei metalmeccanici (Asociación de Industrias Metalúrgicas e Metalmecánicas-Asimet) esce del silenzio per «condannare la violenza, i saccheggi e l'anarchia che costituiscono un freno al raggiungimento di accordi per un miglioramento sociale e che delegittimano le giuste rivendicazioni dei cileni», le ultime cifre dell'INDH sono di 2365 feriti dai carabinieri, ricoverati in ospedale (217 dei quali con gli occhi perforati), e secondo la Corte suprema 26126 manifestanti sono stati arrestati dal 18 ottobre all'11 novembre, di cui 1396 detenuti in custodia preventiva o condannati, quasi 68 tribunali sono ufficialmente danneggiati e 283 farmacie saccheggiate o devastate,… e i e le partecipanti alla rivolta autonoma senza leader e partiti continuano giorno dopo giorno nelle strade a saccheggiare, a devastare e a distruggere pezzi di questo mondo di miseria ed oppressione. Compresi gli strumenti tecnologici di telecomunicazione. E noi, qui, non abbiamo analoghe strutture da salutare calorosamente?    

[traduzione di Finimondo da qui]

Tutte le pallottole si restituiranno

A partire dal 2 dicembre, i signori della Terra verranno a Madrid. Alcuni dei maggiori assassini di questo pianeta, dei maggiori responsabili della sua devastazione. Vengono per riempirsi la bocca e l’agenda con i prossimi piani della lotta contro il riscaldamento climatico. Mentre il capitalismo mondiale continua intatto e la maggior parte delle emissioni di CO2 fuoriescono dalla produzione industriale, mentre le sue imprese continuano devastando foreste e montagne per estrarre le loro risorse naturali.

E se non fosse sufficiente, nello stesso momento, il Cile va a fuoco, e le sue strade continuano a essere coperte dai bossoli delle forze di sicurezza. Ma Piñera non può vedere la sua agenda politica rovinata dalla rivolta, non può accettare che l'attenzione mediatica metta in dubbio il suo mandato di fronte a tale rivolta. E grazie alla benevolenza del governo spagnolo ora potrà continuare con i suoi piani senza scomporsi.

Ma in Cile la normalità non puó piú sostenersi, e nemmeno qui vogliamo sostenerla. Non permetteremo ai leader mondiali di riunirsi per disegnare la distruzione sotto l'apparenza della sostenibilità e del rispetto, come se tutto fosse normale. Come se non abbiano già distrutto in tutto questo tempo, come se non abbiano milioni di cadaveri sulle proprie spalle. Non gli offriremo tale legittimità. Anche, perché sappiamo, che la miglior maniera per solidarizzare con le ribelli non é altro che estendere la rivolta. Come ad Amburgo, vogliamo che questo incontro si trasformi in un inferno. Per questo invitiamo alle nemiche di questo sistema a riunirsi a Madrid, nei giorni in cui i padroni del mondo si incontrano in questa città. State attente ai prossimi appelli e informazioni. Ci saranno spazi dove accogliere la gente che viene da altri paesi.

D´altra parte non confidiamo nemmeno che la politica che si costruisce nei parlamenti e negli uffici fermerà la distruzione o frenerà il cammino verso il collasso, che ogni giorno diventa più inevitabile. Ma confidiamo nella capacità di agire di ognuna, in maniera individuale o in gruppo. Per questo vogliamo fare un appello all'azione decentralizzata per colpire i responsabili della devastazione ambientale. I politici non agiscono contro gli interessi del capitalismo, ma noi si. Contro il cambiamento climatico; azione diretta.

Guerra a chi distrugge la Terra.

da Inferno Urbano

Apprendiamo che in data 12/11/2019 Amma, Uzzo e Patrick sono stati trasferiti dal carcere “Le Vallette” (Torino) agli arresti domiciliari, senza altre restrizioni particolari. Erano stati arrestati il 20/09/2019 nel contesto di una operazione repressiva volta ad eseguire alcune misure cautelari (in particolare, oltre ai loro arresti, circa una decina di “divieti di dimora” da Torino) ed alcune perquisizioni, in riferimento ad una indagine della procura di Torino per delle accuse riguardanti il corteo conflittuale del 9 febbraio di quest’anno, sempre a Torino, contro lo sgombero dell’Asilo Occupato e l’operazione repressiva “Scintilla” (07/02/2019), per la quale attualmente è imprigionata solo Silvia (da qualche mese agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni). Il 20 settembre le forze dell’ordine, per arrestare un compagno avevano circondato l’occupazione Casa Brancaleone (a Milano), minacciandola di sgombero, poi non avvenuto perché il compagno è stato arrestato.

Ricordiamo che l’8 ottobre Amma, di ritorno in carcere a seguito di una udienza giudiziaria inerente l’arresto, è stato pestato e minacciato da alcuni secondini in servizio presso il carcere; una grave conseguenza fisica di questo pestaggio è stata la perforazione e il danneggiamento di un timpano del compagno.

Ricordiamo anche cosa avvenne il 09/02/2019: un corteo in risposta all’operazione “Scintilla” si è mosso per le vie di Torino, cercando anche di avvicinarsi all’Asilo (completamente cinto da polizia e carabinieri, e nel frattempo devastato dalle forze dell’ordine e dagli operai addetti alla chiusura dell’edificio), per poi volgersi conflittualmente contro la polizia, la città e ciò che quotidianamente fa da cornice all’esistenza degli oppressi. Durante il corteo alcune persone vennero arrestate e successivamente detenute al carcere de “Le Vallette”, per poi essere scarcerate alcuni giorni seguenti.

Gli arrestati ed indagati del 20 settembre sono accusati di “lesioni aggravate”, “resistenza a pubblico ufficiale”, “danneggiamento” e “imbrattamento”.

https://insuscettibilediravvedimento.noblogs.org

«Siamo completamente sopraffatti, è come un'invasione straniera, extraterrestre, non so come dire, e non siamo attrezzati per combatterli» Cecilia Morel, moglie del presidente Piñera, 21 ottobre 2019

Oltre i simboli. Venerdì 8 novembre a Santiago durante la manifestazione di 75/100.000 persone, l'edificio storico dell'Università privata Pedro de Valdivia chiamato Casa Schneider e risalente al 1924 è stato saccheggiato e bruciato (cinque arrestati, di cui uno in custodia preventiva e 970.000 euro di danni); la chiesa di La Asuncion (1876) è stata saccheggiata, con i suoi mobili (dalle panche ai confessionali) e i suoi maestosi feticci che alimentavano le barricate incendiate; anche la vicina ambasciata argentina è stata attaccata a Santiago dopo che i manifestanti sono riusciti ad attraversarne i cancelli, entrare nel giardino e lanciare pietre contro le finestre prima di andarsene indisturbati. Lo stesso giorno in tutto il territorio fino a sera, sono andati in fumo anche i caselli El Paico a Talagante; ha subìto la stessa sorte il salone d’ingresso del Ministero edilizia e urbanistica a Orsono (distruzione di mobili, computer e archivi); la sede della compagnia elettrica CGE, un tribunale, la tesoreria e l’università di tecnologia (Inacap) saccheggiati e incendiati a Copiapó; i locali della compagnia aerea Latam, la compagnia elettrica Saesa, una succursale bancaria Itaú devastati a Puerto Montt, per non parlare della Corte d'appello che perso tutte le finestre e dell'istituto linguistico Tromwell che è stato saccheggiato. Sono stati attaccati sette edifici fra commissariati e caserme, tra cui la Dipolcar (i servizi di intelligence dei carabinieri) del 54° commissariato di Huechuraba, il 10° a La Cisterna e quello di Quillota (oltre alla tesoreria e alla prefettura regionale). Oltre ai relativi saccheggi, da annotare gli attacchi distruttivi della prefettura regionale di Coyahique, di un tribunale e una Casa del Diritto a Viña del Mar, di un collegio ad Arica (circa quindici minorenni arrestati), e dei municipi di Puerto Varas e Loncoche.  

Zona Mapuche. Lunedì 4 novembre a Valvidia, circa 200 persone hanno sbullonato il busto del conquistatore spagnolo Pedro de Valdivia, quindi lo hanno appeso a un ponte, mentre il 2 novembre a Cañete sia quello di Pedro de Valdivia che quello di García Hurtado de Mendoza sono finiti a terra a faccia in giù durante una manifestazione di 500 persone; e il primo novembre ad Arica, ignoti hanno mandato in frantumi la storica statua di Cristoforo Colombo, eretta nel 1910. Lo stesso giorno a Labranza (Temuco), tre camion e una ruspa di una società di costruzioni sono andati in fumo, mentre il 4 novembre a Contulmo tre camion di compagnie di legname sono bruciati sulla strada, dopo che i loro conducenti sono stati costretti a scendere sotto la minaccia di armi da fuoco. Alla fine, benché sugli striscioni dei manifestanti campeggino slogan come «Non sono 30 pesos. Sono 500 anni», diversi rappresentanti della comunità mapuche hanno accettato il processo di revisione della Costituzione cilena pur di ottenere un posto al sole.  

Concepción. In questa città di 220.000 abitanti, che è uno dei focolai della rivolta, il Ministero dei Beni nazionali e la prefettura regionale hanno stimato il 7 novembre in 2000 metri quadrati la superficie delle strade disselciate e una decina di edifici dello Stato gravemente danneggiati dalla fine di ottobre per almeno 120.000 euro di danni, mentre 1365 persone sono state arrestate e accusate di saccheggio o distruzione. Se c'è un obiettivo particolarmente attaccato nel corso delle manifestazioni quotidiane, è la Caja de Compensación Los Andes, una torre per uffici di 15 piani che ospita molte aziende e istituzioni. Oltre alle numerose finestre rotte, il secondo e il terzo piano erano già stati bruciati e il 2 novembre anche gli ultimi piani sono andati in fumo, insieme agli uffici del servizio elettorale (Servel). Tra gli attacchi della settimana, il 7 novembre la sede locale del partito al potere UDI dei fratello e sorella (deputato e senatore) Van Rysselberghe è stata incendiata dopo essere stata saccheggiata; lo stesso giorno, c'è stato il saccheggio del grande magazzino Kamadi ad opera di una cinquantina di persone che in pieno giorno ne hanno svuotato le casse e gli scaffali; il giorno prima, il 6 novembre, nel bel mezzo di duri scontri, nuovamente prese di mira due farmacie del centro (Ahumada e Cruz Verde); il 5 novembre saccheggiati un’agenzia del Banco Edwards, un Western Union e un negozio Claro. In certi giorni si sono visti da 11 a 17 focolai simultanei di scontri in città, che hanno messo a dura prova gli interventi dei carabinieri. Infine, segnaliamo che anche la periferia di Concepción è stata interessata, così come Coronel, dove la notte dell'8 novembre è stato saccheggiato il centro commerciale Paseo Montt.  

Indietro. Al ritorno dalle vacanze di Ognissanti e mentre si avvicina la fine dell'anno (le stagioni sono invertite in Cile e l'estate si avvicina), il movimento dei liceali si sta mobilitando in un modo specifico per fermare le lezioni e rifiutare un ritorno alla normalità. Otto licei della regione di Chiloé sono in sciopero, cinque dei quali occupati; alcuni rimasti aperti sono stati attaccati a Puerto Montt; il liceo commerciale di Los Ángeles (regione del Bío Bío) è stato occupato per sostenere il movimento di rivolta; nel corso del tentativo di occupare il liceo femminile Teresa Prats a Santiago martedì 5 novembre, i carabinieri entrati su chiamata del direttore hanno ferito due studenti di 16 e 17 anni con proiettili; e tutti gli altri sono stati immediatamente chiusi dalle autorità municipali ad Antofagasta, Calama, Copiapó, Los Andes, Valparaíso, Puente Alto, Renca, La Florida, Coronel e Punta Arenas.  

Quartieri bene. Mercoledì 6 novembre, i messaggi pubblicati sui social network, incitavano a portare la rivolta non più in Plaza Italia, ma direttamente nei ricchi quartieri di Santiago. Centinaia di persone si sono così date appuntamento vicino al Costanera Center, il più grande centro commerciale del Sud America. Bloccati dalla polizia, i manifestanti si sono sparpagliati in varie zone dal quartiere di Providencia a quello di Las Condes, l'ingresso del settore finanziario e delle aree più ricche della capitale. In particolare, una farmacia Ahumada, un supermercato Líder Express, la sede della cassa pensioni AFP Provida, un McDonald's e due filiali bancarie sono state saccheggiate in mezzo agli scontri con gli sbirri (per non parlare delle vetrine spaccate), mentre un manifestante riusciva a salire su un cannone ad acqua dei carabinieri (Guanaco) neutralizzandolo, e altri si arrampicavano sugli alberi distruggendo le telecamere a circuito chiuso. Durante questa importante rivolta selvaggia in cui gli anarchici non si sono tirati indietro, sono stati attaccati altri obiettivi scelti: la sede nazionale del partito UDI situato a Providencia, i cui deputati e senatori partecipano alla coalizione di destra di Piñera è stata devastata all'interno e i mobili e computer sono serviti da barricata all'esterno. Quella del partito RN (Renovación Nacional) di Piñera protetta in tutta fretta è stata saccheggiata, e il Mémorial Jaime Guzmán, situato non lontano da Las Condes, è stato saccheggiato. Jaime Guzmán non è stato solo il fondatore dell'UDI (Unione Democratica Indipendente) che ha presieduto dal 1983 al 1989 sotto la dittatura, ma anche un teorico che nel 1970 ha partecipato alla fondazione dell'estrema destra paramilitare Patria y Libertad, finanziata dalla CIA, e che ha integrato il governo della giunta militare nel 1973, per il quale ha redatto la Costituzione del 1980. Poco prima d’essere assassinato dai rivoluzionari nel 1991, aveva dichiarato ad un grosso giornale «Io mi proclamo con grande onore un pinochettista». Trenta anni dopo, molti non hanno dimenticato, e il ritratto di quel fascista eretto come martire dai suoi fedeli ora giace in mezzo ai vetri rotti del suo sinistro Mémorial. A cerchiate ed altre scritte sono state lasciate sul posto durante questi attacchi mirati. Di fronte a tali incursioni tra i ricchi, lo spaventato sindaco di Providencia non poteva che rilasciare un laconico: «Stiamo vivendo un livello di violenza e distruzione mai visto prima nel centro della capitale», senza contare che nel corso della stessa notte (dal 6 al 7 novembre), anche gli uffici dello stato civile e il McDonald's a Providencia, nonché i locali del ristorante per radical-chic Fuente Chilena situato poco lontano sono andati interamente in fumo. Infine, tra gli attacchi incendiari dei giorni precedenti nella Grande Santiago, possiamo menzionare l'ipermercato Central Mayorista a San Bernardo il 5 novembre (interamente distrutto da un incendio e già saccheggiato) o il supermercato Santa Isabel a Conchalí il 6 novembre (precedentemente saccheggiato, e questa volta incendiato). Il comandante dei vigili del fuoco nella regione della capitale ha calcolato il numero di incendi: 1600 dall'inizio della rivolta, un centinaio dei quali particolarmente vasti, inclusi quelli nelle stazioni della metro.  

Istituzioni. Oltre alla devastazione della sede nazionale dell'UDI e al lancio di pietre contro quella del RN (entrambi al potere) a Santiago il 6 novembre, altri locali sono stati distrutti negli ultimi giorni: il 2 novembre a Cañete, la permanenza del deputato dell'UDI Iván Norambuena; il 7 a Concepción la sede dell'UDI di cui abbiamo già parlato; il 31 ottobre a Castro (Chiloé) la prefettura regionale (Gobernación) e il municipio; lo stesso giorno ad Angol la casa del sindaco è stata fatta oggetto di lanci di pietre; mentre ad Iquique una delle porte laterali della Cattedrale è stata incendiata poco dopo la mezzanotte, e solo il pronto intervento dei vigili del fuoco è riuscito a prevenire ingenti danni; il primo novembre a Viña del Mar, nel distretto di Reñaca Alto, la casa di un sottufficiale dei Carabineros è stata colpita con pietre, uova e bottiglie. Per descrivere la crescente tensione contro il partito del presidente Piñera, RN, costui è stato costretto per motivi di sicurezza a cancellare sine die un incontro politico nazionale con funzionari e dirigenti eletti indetto per sabato 9 novembre nella sua sede a Santiago. Concentrare il maggior numero di leader del partito al potere nello stesso luogo avrebbe infatti creato una grande opportunità per gli arrabbiati; è l’ennesimo vertice che salta in Cile, dopo quello dell'APEC di novembre e la COP 25 dell’ONU sul clima di dicembre; per non parlare sul lato calcistico dell'annullamento dell’amichevole della selezione cilena contro la Bolivia il 15 novembre, o della finale della Copa Libertadores, competizione di tutte le squadre sudamericane, tra le finaliste argentina e brasiliana River Plate e Flamengo, alla fine spostata al 23 novembre in Perù.  

Terrorismo di Stato. Giovedì 7 novembre, il presidente Sebastian Piñera ha annunciato un pacchetto di leggi sulla sicurezza che inasprisce le pene detentive: una «legge anti-saccheggio» («furti commessi approfittando della folla»), un'altra relativa alle persone travisate («circostanza aggravante durante i turbamenti dell'ordine pubblico»), un'altra contro chi erige barricate («intralcio all'ordine pubblico con impedimento della circolazione»), nonché la creazione di una squadra giudiziaria incaricata di perseguire gli autori di disordini, di uno statuto speciale per proteggere gli agenti di polizia, il rafforzamento dei «mezzi aerei» dei carabinieri e di droni e la «modernizzazione» del sistema di intelligence. Lo stesso giorno, ha anche riunito il Consiglio superiore creato sotto Pinochet che interviene quando è in gioco la sicurezza nazionale del paese, il Consejo de Seguridad Nacional (Cosena), le cui precedenti convocazioni eccezionali nel 2005 e nel 2014 erano dovute alla lite di confine col Perù sull'accesso al mare. Le decisioni prese durante questo Cosena (che riunisce il capo di Stato, i presidenti del Senato, dell'Assemblea nazionale e della Corte suprema coi comandanti in capo dei quattro corpi militari e dei carabinieri) sono tenute segrete, ma senza dubbio sono dirette ad ampliare un piano contro-insurrezionale di fronte a una rivolta che dura da tre settimane e che continua ad acuirsi. Il ministro degli Interni Blumel, ad esempio, ha dichiarato all'uscita dal Cosena che l'obiettivo delle forze armate è ormai (dopo lo stato di emergenza col coprifuoco della prima settimana) di concentrarsi sul suo ruolo di intelligence...  

Terrorismo di stato - bis. Tra le centinaia di persone incarcerate per gli incendi, i saccheggi e le devastazioni, le autorità ne presentano regolarmente alcune. Ad esempio, c'è un insegnante di matematica in un carcere di massima sicurezza che è stato accusato di aver distrutto tornelli e obliteratrici alla stazione della metropolitana San Joaquin il 17 ottobre; ma anche altri tre incarcerati del Movimiento Juvenil Lautaro e accusati di aver eretto il 30 aprile delle barricate incendiate su una linea ferroviaria a Pedro Aguirre Cerda (Santiago); così come un ragazzo di 16 anni accusato dell'incendio della stazione della metropolitana Pedrero il 18 ottobre (mentre è perfino sospettato di avervi partecipato l'intero gruppo di sostenitori del club di Colo-Colo, il Garra Blanca) e un altro di 33 anni è accusato di aver dato fuoco alla stazione della metropolitana La Granja il 18 ottobre (entrambi sono in custodia preventiva dall'8 novembre); un diciannovenne è accusato dell’incendio di una banca a Copiapó il 29 ottobre; o un altro di quello del municipio di Quilpué lo stesso giorno. Tutti sono sottoposti allo statuto della Ley de Seguridad Interior del Estado. Infine, il 6 novembre due uomini di 20 e 27 anni sono stati posti in custodia preventiva accusati dell’incendio di un casello a San Fernando; mentre la sera del 7 novembre, l'unico soldato (su 10.000 impegnati in questa operazione) che ha rifiutato di partecipare alla repressione durante lo stato di emergenza non accettando di imbracciare il suo fucile, è stato rilasciato dalla Corte suprema sotto la pressione della strada; e per finire, l'8 novembre una donna di 26 anni è stata arrestata a Puerto Montt per tentato incendio della cattedrale (sarà domenica 10 davanti al giudice), e lo stesso giorno un diciannovenne è stato accusato dell'incendio dell'Università Pedro Valvidia di Santiago.  

Terrorismo di stato - ter. L'8 novembre, l'oftalmologo e vicepresidente del Colegio Médico Patricio Meza ha lanciato un allarme sanitario nazionale per denunciare il terribile «record mondiale» di occhi bucati dagli sbirri. Ha precisato che dal 19 ottobre al 7 novembre, l'unità specializzata in traumi oculari presso l'Ospedale Salvador di Santiago ha registrato 149 casi gravi provocati da proiettili di gomma e granate di gas lacrimogeno, oltre a 42 in altri ospedali e cliniche, almeno 190 in totale: «Non sappiamo cosa fare da un punto di vista sanitario. Al momento sappiamo che la media è di 10 nuovi pazienti che si presentano con gravi lesioni oculari ogni giorno, ma si continua ad utilizzare ciò che provoca tali danni. Si stanno superando tutti gli indicatori a livello mondiale, in tutta la storia. Abbiamo più lesioni agli occhi in Cile che in Israele, in Palestina, ad Hong Kong, in Francia, ecc.». L'ultimo ferito è un giovane studente di 21 anni, che ha perso l'uso di entrambi gli occhi venerdì 8 novembre in Piazza Italia a Santiago intorno alle 18 dopo essere stato colpito in pieno viso dai proiettili dei carabinieri e la cui operazione di emergenza effettuata nella notte alla clinica Santa María ha cercato disperatamente di salvare almeno una visione parziale di uno dei due. Secondo le ultime cifre date dall'NHRI l'8 novembre, e che sono il minimo ufficiale, dal 17 ottobre sono quasi 5.500 gli arrestati, 1.915 i feriti (di cui 42 con "munizioni vive" e mille con proiettili di gomma o piombo) ricoverati in ospedale, mentre l'Instituto Nacional de Derechos Humanos, che funge da facciata garantista per lo Stato cileno, ha denunciato 171 casi di tortura e 52 casi di violenza sessuale da parte della polizia. A ciascuno di noi immaginare come moltiplicare queste cifre per avere un'idea della realtà...  

Pollo alla griglia. Il 6 novembre a Renca, un quartiere popolare nel nord di Santiago, il 7° commissariato viene attaccato con pietre e molotov da un piccolo gruppo, mandando cinque poliziotti all'ospedale. Lunedì 4 novembre, mentre un corteo tenta di avvicinarsi al palazzo presidenziale di La Moneda, i carabinieri usano lacrimogeni e cannoni ad acqua contro la folla. È allora che alcune molotov ne centrano alcuni, mandandone due in ospedale (ustioni di terzo grado).  

Estremismo. Intervistato martedì 5 novembre dalla BBC, il capo di Stato, in silenzio da diversi giorni, ha escluso la possibilità di dimissioni: «Andrò fino alla fine del mio mandato. Sono stato eletto democraticamente, bla bla bla» e, in una seconda intervista data a Meganoticias, ha precisato di non voler concedere le briciole supplementari reclamate dai riformisti (no al salario minimo di 500.000 pesos, no alle 40 ore di lavoro a settimana, no al trasporto gratuito per studenti e pensionati, nessuna abrogazione dei pedaggi autostradali). L'attuale presidente del Cile, Sebastian Piñera, 69 anni, è uno degli uomini più ricchi del paese, dopo aver fatto fortuna durante la dittatura. La sua ricchezza è stimata in 2,7 miliardi di dollari secondo Forbes (che nel 2013 lo classificava 589° uomo più ricco del mondo), in un paese in cui il salario minimo è di 301.000 pesos (375 euro). In un rapporto pubblicato nel 2018, le Nazioni Unite hanno stimato che il 10% più ricco del Cile possieda oltre i due terzi della ricchezza della nazione.  

Politicanti. Accanto ai cabildos abiertos (forum e assemblee aperte di quartiere) già menzionati qui dove tutta la sinistra cittadinista organizza laboratori di riscrittura di una nuova legge suprema, l'Asociación Chilena de Municipalidades (AChM) presieduta dal sindaco RN di Puente Alto ha indetto un referendum per il 7 e l'8 dicembre in 330 comuni sullo stesso argomento. Avendo finalmente preso la mano tesa dalla sinistra per cercare di trovare un diversivo alla rivolta, anche Piñera ha annunciato di essere disposto a rivedere la Costituzione e che un progetto di legge sull'argomento sta per essere redatto con urgenza. Ora che il Gran Dibattito alla Macron di Piñera è stato silurato dai forum dal basso e dai prossimi referendum dei comuni, lo sprint tra i politici di ogni genere per cercare di riportare una rivolta autonoma nell’alveo delle istituzioni, accelera.  

Senza fede né legge. In Cile, la rivolta sembra destinata a durare per la quarta settimana consecutiva, ancora autonoma e senza leader né partiti in grado di inquadrarla e controllarla. Essa continua ad essere caratterizzata da duri scontri punteggiati da riappropriazioni e attacchi distruttivi nelle ​​strade, anche se cominciano ad apparire alcuni inizi di occupazione di licei. In questa lotta, le compagne e i compagni anarchici non stanno in disparte, al punto che persino Piñera è stato costretto a cominciare a parlarne ufficialmente in una lunga intervista (El Pais, l'11/9): «In questa ondata di violenza partecipano gruppi altamente organizzati che ancora non conoscevamo in Cile, a cui si aggiunge la criminalità tradizionale, i trafficanti di droga, gli anarchici e molti altri. Essi hanno dimostrato la volontà di distruggere tutto senza rispettare niente e nessuno. Hanno bruciato e distrutto metà delle stazioni del nostro sistema di trasporto sotterraneo, vandalizzato oltre 2800 autobus, incendiato centinaia di supermercati, esercizi commerciali, piccoli negozi. Senza pietà, senza alcun riguardo per nulla, identificheremo questi gruppi, li processeremo e risponderanno dei loro crimini». Ciò che una mente così ristretta come quella di un autoritario a capo di uno Stato che vede il mondo a propria immagine e somiglianza non può ovviamente capire, è che la vastità della rivolta in Cile non è collegata a un gruppo o all'altro, ma a qualcosa di molto più profondo: la sete di libertà. Una libertà condivisa che non potrà che passare sul cadavere del dominio — dalle chiese ai partiti, dall'economia alla politica, passando attraverso il patriarcato — per liberarsi dalle catene dell'esistente. Una libertà contagiosa che può avanzare solo distruggendo tutto ciò che costituisce la miseria della nostra vita, attraverso un negativo da cui possa sorgere qualcosa di completamente diverso. E, certo, senza pietà e senza riguardo per l'attuale ordine che ci schiaccia.  

[traduzione di Finimondo, da qui, 11/11/19]