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Dal 1971 al 1986, la miniera di Salau [sul versante francese dei Pirenei] va a pieno regime. Nonostante una forte presenza di amianto nel terreno, vi viene estratto tungsteno. Le scorie della miniera generano due discariche che rilasciano nell'ambiente particelle di amianto ed altri agenti cancerogeni. A distanza di trentatré anni, un cocktail di sostanze chimiche, tra cui arsenico e antimonio, continua a diffondersi nel terreno circostante.

Ma non sarà né l'inquinamento né il decesso per cancro di 15 minatori a far chiudere questa miniera. La causa è semplicemente legata ai rischi di concorrenza nel mondo capitalista. Non potendo più la miniera di Salau fronteggiare la produzione cinese, gli imprenditori andranno ad investire altrove lasciandosi alle spalle due cumuli di merda tossica ed altre sorprese inquinanti all'interno delle gallerie.
Il tungsteno, «un minerale prezioso»

Quando si combina il tungsteno con l'acciaio, si ottiene una lega molto dura resistente al calore. Queste leghe sono utilizzate in particolare dall'industria bellica per progettare ogni genere di abominio: munizioni, blindature per carri armati, teste di granate e altri ordigni metallici omicidi.
Ricercatori di tungsteno e di imbroglioni

Michel Bonnemaison, patron della Varsican Mines SAS vorrebbe riaprire questa miniera per riempirsi le tasche. Nel 2014 deposita presso le autorità un permesso esclusivo di ricerca (PER) e trova un investitore: Juniper Capital Partners, una società comodamente nascosta in un paradiso fiscale delle isole Vergini britanniche. Due anni dopo, lo Stato si sbarazza bene o male dell'ennesimo scandalo, il caso «Panama Papers». Bonnemaison deve scovare allora altre porcherie un po' più presentabili: come Apollo Minerals, azienda sedicente specializzata nell'estrazione del tungsteno.
Per quanto i fondi iniziali rimangano gli stessi: A. Kejriwal di Juniper Capital Partners foraggia Apollo Minerals per diventarne direttore non esecutivo. Attualmente, Varsican Mines ha appena ultimato i suoi intrallazzi per far parte del gruppo dei suoi «nuovi investitori» e progetta di scavare un tunnel d’esplorazione lungo 2 chilometri.

Con un po' di pazienza, dei buoni contatti e muovendo i fili giusti, Michel Bonnemaison ha capito che era facile accordarsi con lo Stato, che avanza ciecamente a fianco del capitale devastando quotidianamente il pianeta. Davanti all'aumento del prezzo dei metalli, tutti si agitano per rilanciare lo sfruttamento del sottosuolo cercando di farci ingoiare la pillola col pretesto di miniere «pulite e responsabili».

La società industriale se ne infischia del futuro di questo mondo, dato che trae profitto mercificando tutto ciò che incontra sul suo passaggio.
A Salau come altrove, non c'è nulla da aspettarsi dallo Stato. Il suo ruolo non è quello di servire chi sta in alto mantenendo avvedutamente al proprio posto coloro che stanno in basso?
Lo «sviluppo economico» promesso con questa miniera come con le altre non recherà benefici a tutti allo stesso modo: mentre alcuni lavoreranno in mezzo ad agenti cancerogeni per salari miserabili, altri rimarranno al riparo ad accumulare profitti.
Ma, per fortuna, non tutto va come previsto...

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2018, probabilmente col cuore carico di lucidità, alcuni anonimi hanno deciso di attaccare questo progetto di morte. Un muro è caduto a mazzate, le fiamme sono salite al cielo, devastando completamente uno degli edifici tecnici della miniera. Sulla scia, il pavimento di un altro locale è stato divorato da un incendio e decine di migliaia di euro sono andate in fumo...
In seguito a ciò, non sorprende che l'associazione per promuovere lo sfruttamento responsabile della miniera di Salau (PPERMS), la CGT e la federazione dei cacciatori dell'Ariège abbiano lanciato un appello cittadino per manifestare il 9 maggio a St-Girons. Circa 500 persone erano presenti, per chiedere l'apertura della miniera e condannare «l'incendio terroristico».
Ci si potrebbe chiedere che diavolo c'entri la federazione dei cacciatori dell'Ariège. Essendo proprietaria del terreno su cui è avvenuto l'incendio, appare chiaro che la federazione voglia speculare sulla carneficina ecologica in preparazione.
Per quanto riguarda la CGT (e altri sindacati), non è più necessario dimostrare come sia al servizio del potere e partecipi attivamente a debilitare la rabbia degli sfruttati, distribuendo le briciole che lo Stato è disposto a lasciar loro, aromatizzate all'amianto o meno...
«Perché l'estrazione mineraria è mortifera per la natura, gli animali e gli esseri umani!

Perché è meglio lasciare il tungsteno in fondo ad una miniera piuttosto che estrarlo per farlo finire in fondo a un cranio!

Mettiamo i bastoni fra le loro ruote! 
La miniera di Salau non deve riaprire!»

(Testo di un manifesto visto sui muri di Ariège, estate 2018)
Traduzione: Finimondo
Tratto da qui (puoi scaricarlo al link e leggere in francese tutta l'ultima uscita):

Ci sono rimasti male, proprio male. Il governo non ha accolto le ragioni degli oppositori come si deve al Tap, il mega-gasdotto che dovrà far passare anche in Italia il gas azero. Il Tap si può e si deve fare, magari non perché quel gas sia effettivamente indispensabile, ma di sicuro perché l'Italia non può permettersi di pagare le penali previste in caso di non adempimento di certi obblighi contrattuali. Non è una motivazione fantastica? Sì, il progetto è inutile e nocivo, ma dato che fare la cosa sbagliata è più economico che fare la cosa giusta, tanto vale continuare a fare la cosa sbagliata fino in fondo! Ragionamento politico-contabil-burocratico per altro già usato per il Tav e che ha già scatenato i contro politici-contabili-burocrati di movimento, i quali calcolatrice alla mano e comma in bocca accatastano precisazioni su precisazioni...
Ma oggi in Salento non è ancora il giorno di fare i conti. Oggi è il giorno della delusione e della rabbia. Sarà per l'arietta transalpina zadista che aveva illuso circa le possibilità governative di tornare sulle proprie decisioni, sarà perché loro ce l'avevano messa proprio tutta a seguire con scrupolo democratico le norme di una opposizione come si deve ad una Grande Opera (attuazione di una bassa conflittualità, banalizzazione delle ragioni della lotta al fine di adescare ogni possibile simpatizzante, recupero o isolamento delle teste calde, gioco di sponda con interlocutori altolocati...), fatto sta che gli oppositori No Tap come si deve ci credevano: la lotta cittadinista paga perché spinge lo Stato ad offrire (che geniale controsenso, eh?). La pressione dal basso spingerà chi sta in alto a fare il proprio lavoro, ovvero... ehm... mettersi al servizio di chi sta in basso?
Non vi permettiamo di credere che gli oppositori No Tap come si deve siano dei babbei, nossignori. Loro lo sanno che non esistono «governi amici», lo ripetono di continuo, mica sono ingenui, loro, infatti li considerano composti da liberi professionisti a cui pagare regolare parcella. I governi sono come broker, non devono essere simpatici amici, devono solo fare investimenti sul mercato di cui sono esperti con il capitale altrui. Se l'investimento va a buon fine, ci guadagnano tutti, chi più chi meno. Altrimenti... ci guadagna solo il broker, che qualcosina in tasca gli rimane sempre.
Ecco, gli oppositori No Tap come si deve avevano investito il loro gruzzoletto di voti e consenso, affidandolo a certi partiti-broker nella poca speranza e tanta certezza di diventare domani ricchi di salute e dignità. Ci avevano parlato con quei broker, li avevano invitati a cene popolari, li avevano guardati dritto negli occhi, avevano creduto in loro, perché sembravano sicuri di sé ed esperti nel loro ramo. Ed invece?! Invece, niente! L'investimento si è rivelato un disastro, la Borsa della politica ha appena annunciato il tracollo delle azioni No Tap e l'impennata di quelle Tap! E adesso, cosa rimane da fare agli oppositori No Tap come si deve? Affidarsi ai miracoli di Padre Pio? Tenersi stretti quei titoli senza valore e sperare in futuro nei flussi e riflussi della Borsa? Buttarli via e dimenticare tutto, salute e dignità comprese? Aspettare l'arrivo di un nuovo broker più efficiente nell'aprire Parlamenti come scatolette di tonno?
Per il momento danno sfogo a tutta la loro delusione e rabbia: «Governanti, dimettetevi!». Ehhh, che pretese però, avrebbero pur dovuto saperlo che gli investimenti in borsa sono sempre ad alto rischio. Di che si lamentano? No, davvero, tutto questo loro rancore non ci sembra giusto. Se si sono affidati alle speculazioni altrui anziché alla propria determinazione, chi è che dovrebbe dimettersi? In effetti, noi un'idea ce l'avremmo.
È il cittadinismo come si deve a doversi dimettere, anzi, a doversi disperdere. Che si tolga di mezzo la cretinizzante fiducia nelle istituzioni e nei tribunali. Che spariscano gli insulsi ricorsi giuridici e le controperizie tecniche. Che si levino di torno gli infami (non)amici sindaci, vigili urbani, magistrati, parlamentari. Che il governo, qualsiasi governo, venga riconosciuto per ciò che è, ciò che è sempre stato e ciò che sempre sarà: un vero e proprio nemico. Che l'opposizione al Tap torni ai suoi primi entusiasmanti giorni, incontrollabili prima della calata dei parassiti della politica come si deve. Che si straccino i titoli di borsa e si torni ad impedire la costruzione delle Grandi Opere del potere — quelle dell'alienazione umana, dello sfruttamento economico, della devastazione ambientale — nel solo modo possibile. Attraverso l'azione diretta, individuale o collettiva, diurna o notturna, a seconda delle attitudini, delle circostanze, delle occasioni.
Finimondo, 27/10/2018