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A proposito di c.s.a. Kavarna

...la passione per la libertà è più forte d'ogni autorità...

Il Kavarna non è un'attività commerciale ma è uno spazio antiautoritario e autogestito da individui diversi, il quale tenta di liberarsi dalle logiche oppressive del capitalismo e dello Stato.
Nessuna delle persone che volontariamente dedicano la loro vita a questo spazio guadagnano un solo centesimo. Ogni iniziativa ha come scopo la sussistenza dello spazio stesso, il supporto ad alcuni progetti di autoproduzione e di autogestione (interni ed esterni). In essi, il sostegno ad individui e gruppi antiautoritari che lottano contro questo esistente è un fatto di vita: una complicità sensibile con chi lotta contro il Dominio.
Antiautoritarismo, orizzontalità nei rapporti, fiducia reciproca e lo stare insieme sincero sono questioni imprescindibili per chi vuole approcciarsi allo spazio e alle persone che lo fanno vivere, sia in maniera saltuaria che assidua.
Nazifascisti, razzisti, omofobi, sessisti, machisti, spie, sbirri, giornalisti e autoritari di qualsiasi genere non sono ben accetti. La merda che troviamo nella società la vorremmo fuori da qui. A nessuno deleghiamo la nostra autodifesa.
Le persone che tengono in vita lo spazio possono sbattersi in ogni modo possibile per cercare di creare un ambiente diverso dalla normalità imposta, dall'abitudine e piacevole da vivere. Per questo, il comportamento e l'atteggiamento delle persone che navigano su queste rotte è fondamentale. Ti chiediamo di evitare comportamenti molesti e di prevaricazione, evitando di infastidire gli individui vicino a te.
Il Kavarna è contro il proibizionismo, ma anche contro il narcotraffico. I tuoi usi sono affari tuoi, ma cerca di essere discreto in primis per te stesso. Non puoi sapere chi ti sta guardando. Nessuno di noi guadagna sulle spalle del Kavarna e dalle sue attività. Nessuno di noi vuole che nello spazio si faccia business.
Il Kavarna è una zona franca ma è inserito in un quartiere che chi lo abita lo vive ogni giorno.
Oggi che si prospettano tempi sempre più difficili per tutti quegli individui che vogliono coscientemente andare in direzione ostinata e contraria, bisogna anche pensare che la repressione esiste e che per attaccarla servono determinazione e passione.
Siamo un spazio autogestito e l'autogestione è fondamentale per chi vuole stare insieme senza autorità.
Vogliamo individui unici non esseri qualunque.
Per andare alla deriva, ovvero dove ci pare e piace, dipende anche da te che stai leggendo questi pensieri.

kavernicole e kavernicoli

Nella notte fra il 31 maggio ed il 1 giugno, sulle colline di Marsanne (dipartimento della Drôme, Francia), due pale eoliche vengono date alle fiamme da alcuni refrattari all’ordine presente: questo era solo l’ultimo di una serie di attacchi all’energia avvenuti nell’arco di poche settimane, provocando ingenti danni.
Perché colpire l’eolico e non, ad esempio, il vituperato nucleare? Perché fare un attacco alla cosiddetta sostenibilità, tanto cara a verdi, democratici e ambientalisti?

Questa azione esprime un rigetto radicale del sistema energetico in toto, andando a colpire uno dei nodi fondamentali per il progresso: le cosiddette energie rinnovabili. Al fabbisogno energetico della megamacchina, cioè produzione, leggi e rapporti di potere che la sostengono, si produce una razionalizzazione che è fondamento dell'evolversi di questo esistente. L’insostenibilità delle vecchie forme di produzione di energia non sono solo una minaccia ad ogni forma di vita, ma anche all’aumento di produttività energetica fondamentale al sistema di dominio per sopravvivere. Perché un ambiente inquinato, sottoposto ad un continuo sfruttamento, finirà per risultare sempre meno proficuo e nel tempo richiederà un numero maggiore di mezzi per diversamente configurare ciò che ha lo stesso fine.

Per questo è necessario rivolgersi ad altre fonti, che hanno inoltre la potenzialità di essere sviluppate in modo decentrato e diffuso, così che ogni nodo della rete energetica risulti più indipendente.

Perché possa esistere il nucleare o le miniere di carbone è necessario uno sviluppo di queste nuove forme di energia che andranno ad alimentare le sempre più sofisticate macchine necessarie all’ottimizzazione delle centrali.

Il mito della sostenibilità è un grazioso prato verde che ricopre una discarica di scorie radioattive. Necessario così che la passeggiata serale del bravo cittadino non venga disturbata dalla vista della merda prodotta dal mondo in cui sopravvive. Se si vuole scavare fino in fondo per eliminare tutto ciò che c’è di nocivo in questo mondo, è anche necessario calpestare e deturpare quell’odioso prato verde e regolare che piace molto ai sostenitori di una normalità regolamentata, dei gendarmi della decrescita felice, dalla sostenibilità solo apparente.

Per leggerlo sul web:

29 Web

Per stamparlo e diffonderlo:

29 Stampa

Ore 19,30: apericena kavernicola

Ore 21,00: presentazione  di "Dietro le quinte. Appunti sulla guerra e lo sviluppo tecno-scientifico". A cura degli autori e delle autrici di Rompere Le Righe Edizioni

Qualunque potere si sostiene con strumenti che hanno in ogni situazione una portata determinata. Così non è la stessa cosa comandare per mezzo di soldati armati di frecce, di lance e di spade oppure per mezzo di aerei e bombe incendiarie; la potenza dell'oro dipende dal ruolo svolto dagli scambi nella vita economica; quella dei segreti tecnici è misurata dalla differenza fra ciò che  si può compiere con essi e ciò che si può compiere senza di essi.

Simone Weil

È come se l'umanità si fosse divisa fra quelli che credono nell'onnipotenza umana - ritenendo che tutto sia possibile purché si sappia a tale scopo come organizzare le masse - e quelli per cui l'impotenza è diventata la maggior esperienza della loro vita.
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo

Macchina da guerra

Il 25 settembre, la macchina dello Stato e i suoi putridi meccanismi, in questo caso la Corte di Cassazione, hanno tentato di posare una pietra tombale alla prima tranche giudiziaria riguardante la rivolta di Cremona del 24 gennaio 2015.
In quel gioioso e rabbioso pomeriggio del 24 gennaio, secondo i marci togati, il senso e l’incolumità di tutti i cremonesi sono stati messi in pericolo; tradotto nel codice penale articolo 419, devastazione e saccheggio, 3 anni e 8 mesi di reclusione e risarcimento al Comune di Cremona di 200.000 euro per tre imputati, più la conferma di 2 anni per un altro imputato per resistenza aggravata.
Si sono messe in pericolo l'indifferenza e l'insignificanza generalizzata?
Il dominio si difende da chi lo attacca senza mediazioni e questo non può entrare nella formula del vittimismo da vendere per consenso, ma deve essere una questione ben cosciente per chi si ribella.

Società imperante e servi ridenti

In una società e in un periodo nel quale aggressioni fasciste e razziste dilagano indisturbate e usate come forza d'urto dal potere per alleggerire l'oppressione latente sugli individui, lo Stato e lo sceriffo cremonese alias sindaco Gianluca Galimberti esultano per la sentenza. Essi si vendicano contro alcuni che non rimasero impotenti alla vista della testa rotta di Emilio.
Reprimere alcuni, come monito per le possibili rivolte a venire.
Fascisti, Stato e democratici tutti contenti. Ieri come oggi, chi ha aspirazioni di potere viaggia in linea sui suoni da rutti della repressione.

Pensieri solidali

La giornata di Cremona, come quelle splendide di Genova del 2001 (dove fu ucciso Carlo e il suo ricordo rimane vive in tutti i cuori sediziosi), entra, purtroppo, nella storia come atto punito dal reato di devastazione e saccheggio. Il nostro pensiero, quindi, va a chi dovrà affrontare il secondo grado del processo per il 15 ottobre del 2011 a Roma, agli imputati della seconda tranche per i fatti del 24 gennaio e ai 147 accusati, di cui alcuni accusati per devastazione e saccheggio, per i fatti del Brennero del maggio di due anni fa.
Altri pensieri ribelli e stretta vicinanza anche con gli imputati dell'Operazione Panico e dell'Operazione Scripta Manent, e con chi affronta a testa alta la repressione dello Stato.
Infine, vicini, anche a chi, pur commettendo degli errori iniziali dettati soprattutto dalla tortura della repressione ma non solo, ha avuto la forza di riconoscerli e portare avanti un discorso di solidarietà per dare e ridare dignità a chi si ribella all'esistente.

Distanze

Il 24 gennaio è stato un attacco a questo mondo marcio. All'impotenza della sopravvivenza, stando zitti o sfogandosi su facebook, alcuni hanno deciso di rendere palese il detto antifascismo è anticapitalismo.
Lontani da chi si è dissociato da quella giornata e da chi ha infamato chi si è ribellato, vendendo una persona alla polizia come l'ormai noto Aioub Babassi, pensiamo che la miglior difesa sia l'attacco a ciò che ci devasta lentamente e ci saccheggia ogni giorno.

Una musica altra

Che le schegge di rabbia e di rivolta intraviste in quel 24 gennaio si reinventino, germoglino e sboccino abitualmente contro chi, ogni giorno, devasta e saccheggia le vite e il presente.
Lontani da dissociati, infami e spie! Lunga vita ai ribelli, ovunque voi siate!
Una musica altra, per far la festa al potere e rincominciare a vivere...

anarchiche e anarchici