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In questi giorni è stato ritrovato uno strumento di controllo nella macchina di una compagna e di un compagno. Nel paraurti posteriore abbiamo rinvenuto un localizzatore GPS, attaccato con delle calamite insieme a delle batterie intercambiabili, collegato con una scheda della Vodafone. Presumibilmente è stato usato per seguire gli spostamenti di chi usa la macchina in questione. Domanda retorica: chissà chi sarà stato a posizionarlo? Non serve molta fantasia...
Qui sotto trovate le foto dell'aggeggio spione:

Da certi sprechi alla solita buffonata delle elezioni,
dal celodurismo in salsa nucleare al perenne soffocamento della terra,
con un tuffo in un passato non troppo lontano nelle
rivolte di ieri per soffiare sul fuoco di quelle di oggi con
gli echi e gli sguardi. Questo è primo numero del 2018 di Frangenti!

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N°16 WEB

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N°16 STAMPA

L'idea di questo libro non è perciò quella di naturalizzare Marusya nel ruolo di una «Atamansha» (leader militare carismatica) o di «Giovanna d'Arco dell'anarchia». Semmai è proprio su questo punto, costato già caro, che occorre essere critici. Di fronte alle conquiste dei bianchi, delle truppe austro-tedesche e dei nazionalisti ucraini, ha fatto la scelta di condurre una guerra di fronte, e per far ciò di accettare un accordo militare con i bolscevichi. È in seguito che agì in relativa autonomia, infine attaccando direttamente il potere rosso dalla clandestinità. Tutti questi momenti sono in realtà attraversati da esitazioni e da contraddizioni, sollevando questioni che si pongono ad ogni tempesta sociale, e alcune delle quali risuonano fino ad oggi: fin dove spingere il processo rivoluzionario quando questo non ha portato che a un cambiamento alla testa dello Stato? Quando gli operai stanno per impadronirsi delle fabbriche e i contadini delle terre, come fare in modo che lo scranno del potere resti vuoto e soprattutto che i suoi piedi vengano spezzati? Che fare quando la contro-rivoluzione arriva da tutte le parti? Come evitare di cadere nella trappola di «fare la guerra» a scapito di «approfondire la rivoluzione»? Come riconoscere i suoi falsi amici fra rivoluzionari dalle intenzioni pur tuttavia sincere? Quali sono le conseguenze di coordinarsi in un «fronte comune» con dei gruppi autoritari? Quest'ultimo tipo di strategia sembra impossibile senza rinunciare a una parte delle proprie idee, e questa è d'altronde la conclusione che trarrà Maria Nikiforova dopo aver sperimentato una alleanza con i bolscevichi. Seguiamo il suo percorso non per rallegrarci delle sue prodezze, ma come una esperienza di situazioni impastate di sconvolgimenti rivoluzionari e di difficoltà, come una finestra per affrontare una storia fatta da una successione di possibili non necessariamente avvenuti.