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Il Kavarna non è un'attività commerciale ma è uno spazio antiautoritario e autogestito da individui diversi, il quale tenta di liberarsi dalle logiche oppressive del capitalismo e dello Stato.
Nessuna delle persone che volontariamente dedicano la loro vita a questo spazio guadagnano un solo centesimo. Ogni iniziativa ha come scopo la sussistenza dello spazio stesso, il supporto ad alcuni progetti di autoproduzione e di autogestione (interni ed esterni). In essi, il sostegno ad individui e gruppi antiautoritari che lottano contro questo esistente è un fatto di vita: una complicità sensibile con chi lotta contro il Dominio.
Antiautoritarismo, orizzontalità nei rapporti, fiducia reciproca e lo stare insieme sincero sono questioni imprescindibili per chi vuole approcciarsi allo spazio e alle persone che lo fanno vivere, sia in maniera saltuaria che assidua.
Nazifascisti, razzisti, omofobi, sessisti, machisti, spie, sbirri, giornalisti e autoritari di qualsiasi genere non sono ben accetti. La merda che troviamo nella società la vorremmo fuori da qui. A nessuno deleghiamo la nostra autodifesa.
Le persone che tengono in vita lo spazio possono sbattersi in ogni modo possibile per cercare di creare un ambiente diverso dalla normalità imposta, dall'abitudine e piacevole da vivere. Per questo, il comportamento e l'atteggiamento delle persone che navigano su queste rotte è fondamentale. Ti chiediamo di evitare comportamenti molesti e di prevaricazione, evitando di infastidire gli individui vicino a te.
Il Kavarna è contro il proibizionismo, ma anche contro il narcotraffico. I tuoi usi sono affari tuoi, ma cerca di essere discreto in primis per te stesso. Non puoi sapere chi ti sta guardando. Nessuno di noi guadagna sulle spalle del Kavarna e dalle sue attività. Nessuno di noi vuole che nello spazio si faccia business.
Il Kavarna è una zona franca ma è inserito in un quartiere che chi lo abita lo vive ogni giorno.
Oggi che si prospettano tempi sempre più difficili per tutti quegli individui che vogliono coscientemente andare in direzione ostinata e contraria, bisogna anche pensare che la repressione esiste e che per attaccarla servono determinazione e passione.
Siamo un spazio autogestito e l'autogestione è fondamentale per chi vuole stare insieme senza autorità.
Vogliamo individui unici non esseri qualunque.
Per andare alla deriva, ovvero dove ci pare e piace, dipende anche da te che stai leggendo questi pensieri.

kavernicole e kavernicoli

La vita è una farsa dove tutti abbiamo una parte
Arthur Rimbaud

Negli ultimi giorni è esploso il caso mediatico del rapporto fra il Kavarna e il quartiere Cascinetto. Allergici alla spettacolarizzazione politica, abbiamo subito percepito il fondo della scottante questione: l'inizio della campagna elettorale per l'elezione del prossimo sceriffo (ah già, sindaco) che si terrà fra pochi mesi.
Stare insieme perché si sente il desiderio di farlo arreca molto fastidio a chi basa sui bisogni la propria becera propaganda. Che la due giorni kavernicola di critica radicale alla tecnologia denominata Switch the inputs! desse fastidio, lo sapevamo. Guarda caso, aver scombussolato la notte bianca dell'oppressione tecnologica per trasformare la città in un'app ha creato qualche grattacapo a chi vorrebbe questa città silenziata.
Le critiche emerse per il rumore che proviene dal Kavarna dodici sere all'anno sembrano uscite dalla noia dei social network, per darsi agli esposti all'amato Galimberti e ai suoi adepti leghisti Burgazzi e Carpani, il fascista Ventura e la pentastellata Lanfredi. Tutti questi personaggi sono in parte autori della devastazione ambientale ed emozionale di questo piccolo mondo chiamato Cremona. Essi rappresentano, per esempio, i partiti che hanno firmato e che mantengono l'accordo assassino con la Libia, dove uomini e bambini vengono torturati e le donne vengono stuprate nei lager. Solo per questi due esempi noi non prendiamo nessuna lezione dello stare insieme da loro.
Riteniamo, invece, che le voci di chi abita nel quartiere insieme a noi siano da ascoltare. Al posto di avere rapporti mediati da facebook, apprezziamo le relazioni autentiche. Per questo siamo sempre disponibili ad un confronto con chi vive questo scorcio di città. Chi vuole parlarci sa dove trovarci. Ma con vigili di quartiere e politicanti, assessori o sceriffi, razzisti e sessisti, sbirri o giornalisti di ogni risma non vogliamo condividere neanche l'aria inquinata che respiriamo. Agli spioni ci pensiamo noi, non l'autorità!
Come diceva un vecchio filosofo, l’attimo è l’eternità. È la polizia del pensiero dominante a volerci mutilare, per farci diventare esseri robotici senza più uno straccio di desiderio a cui aspirare. Darsi al disordine dei sogni è ciò che può interrompere il mondo e anche il becero spettacolo a cui non siamo stati invitati.

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