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Tra alternanza scuola/lavoro e CPR, fra stupro e
l'angoscia calcistica, fra TAP e le galere in "Pestifera
la mia vita", siamo come sempre estasiati dalla rivolta
che incendi le passioni, come successe otto anni fa in Grecia
dopo l'omicidio di Alexis da parte degli sbirri.
Tutto questo nella tredicesima uscita di Frangenti.

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Proposizioni

Tautologia — una definizione illusoria che ripropone in termini formalmente diversi quanto dovrebbe essere oggetto di spiegazione. Una imbarazzante banalità che talvolta viene presentata per originale illuminazione. In ambito politico ne cadono puntualmente vittime le anime belle progressiste, quelle che un tempo facevano da base elettorale ai partiti di sinistra ed oggi fanno da manovalanza ai vari movimenti cittadinisti. Come si accorgono che la pioggia è bagnata, lanciano appelli contro i banchieri speculatori. Come capiscono che mettendo la mano sul fuoco ci si brucia, tuonano contro la guerra massacratrice di civili. In quest'ultimo periodo — dalla Catalogna al Salento — traboccano di indignazione. Hanno appena scoperto che lo Stato non è al servizio dei cittadini, che sono i cittadini ad essere al servizio dello Stato! Loro che tante volte hanno guardato con gratitudine i poliziotti, immaginandoli mentre aiutano la vecchietta ad attraversare le strisce pedonali, non si capacitano di vederseli davanti con scudi e manganelli mentre invadono un seggio referendario o un paesino sul mare per impedire agli elettori di votare o agli abitanti di circolare.
Finita l'estate con il suo afflusso di turisti da richiamare, far svagare, giammai spaventare, in Salento sono ripresi i lavori per la costruzione del Tap. E, trovandosi il cantiere in una zona isolata, gli onesti e alacri lavoratori al servizio di Tap hanno eretto in quattro e quattr'otto una robusta recinzione per delimitare la "zona rossa" da non più valicare, presidiata da forze dell'ordine pubbliche e private che hanno bloccato tutte le vie di accesso, anche quelle campestri. Poi, per maggiore sicurezza, i controlli serrati sono stati estesi anche al vicino paese di Melendugno e alle strade limitrofe, impedendo la libera circolazione. Le anime belle sono rimaste sbalordite, non se l'aspettavano (né loro né il signor sindaco che è dalla loro parte). Così hanno cambiato mantra, dalla denuncia di quest'opera pubblica «perché smantella lo stato sociale» sono passati alla denuncia della «sospensione dello stato di diritto».
È una fortuna che il Salento non sia dappertutto. Ed è una fortuna ancora maggiore il fatto che il Tap, invece, lo sia – eccome! Potranno anche tentare di «mettere in sicurezza» un cantiere, ma non potranno mai tenere sotto controllo tutte le sedi, tutti gli uffici, tutti i domicili, tutti i cantieri, tutti i depositi, tutte le strutture, tutte le ramificazioni... di tutti coloro che partecipano al progetto del Tap. E se alcuni di questi punti si trovano solo in qualche città sparsa per l'Italia o per l'Europa, altri invece sono sotto casa di chiunque (e se non sotto casa, in aperta campagna).
Loro vogliono dare gas a questo mondo. Noi, perché non diamo gas alla rivolta?
(17/11/17), tratto da Finimondo.org
Oggi blocchiamo noi!
Con una ordinanza in vigore dalla mezzanotte di domenica 13 novembre, il Prefetto ha stabilito la creazione di una cintura di sicurezza in zona “San Basilio”, in agro di Melendugno. Si tratta di una “zona rossa”, ovvero una vasta area di interdizione nel cui perimetro hanno accesso solo gli operai che lavorano alla realizzazione del gasdotto Tap, protetti da un ingentissimo schieramento di forze dell’ordine. I pochi residenti nella zona e i contadini che si recano a lavorare, possono accedere solo previo pass concesso da Questore e Prefetto. Qualcuno, davanti ad una tale  situazione, ha affermato che sembra di essere a Baghdad…
In un certo senso, in una simile affermazione, c’è del vero, per due motivi: il primo è che lo Stato italiano ha dichiarato guerra a una parte dei suoi cittadini, militarizzando un territorio per imporre un’opera che gran parte di essi non vorrebbero. L’altro è che ormai le differenze tra una zona di guerra e una di pace sono sempre più sfumate, e attraversare veri e propri check-point per spostarsi da un posto all’altro sta diventando normalità. Basti pensare a cosa è accaduto col recente Decreto Minniti. Adottato dopo un morto e diversi feriti causati durante la visione di una partita di calcio in una piazza di Torino – evento peraltro organizzato dal Comune… –  è stato il pretesto per imporre misure di sicurezza in ogni evento pubblico. Dalla scorsa estate, per andare in una qualunque sagra, bisogna attraversare check-point, barriere antisfondamento e spesso tornelli conta-persone ed essere perquisiti, fino all’estremo di vedersi sequestrare l’accendino! Di questo percorso di accettazione psicologica del controllo a cui ci stanno abituando, la “zona rossa” del cantiere Tap è solo l’aspetto più brutale.
Ma se Prefetti e forze di polizia possono impedirci di entrare in una zona ben definita per contrastare un’opera nociva, non potranno certo impedirci di essere ovunque per contestarla. Se non potremo recarci in un punto ben preciso, potremo sempre andare dappertutto. Alla loro zona rossa definita sulle mappe catastali, risponderemo con gli innumerevoli blocchi pensati dal nostro immaginario.
Alla vigilia delle festività natalizie, molte buone occasioni si aprono per noi… Chi prova disturbo per tutto ciò, può sempre protestare col Prefetto, che preferisce tutelare una multinazionale energetica piuttosto che la libera circolazione dei cittadini.

volantino distribuito durante un corteo spontaneo e blocco del traffico a Lecce il 19 novembre

In questo numero: ricordando Anteo e un romanzo russo, si parla
di gelosia e del quotidiano disastro nucleare. In più, siamo
ritornati sulla questione catalana, insieme alle buffonate del 4
novembre.

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