Vai al contenuto

Per l'eterno ritorno dell' anomia.

Dalle 18:
_ArtOut | Esposizione di opere artistiche dalla scena locale
_Hip-hop selection | Rap dal 2000, solo hardcore. No trap, si boom bap
_Spray Art | Live painting
_Birrette, vinello, liquorini autoprodotti e stuzzicherie...finché ce né

A seguire:
_Visual art & electronic music from the underground

Il tutto si svolgerà all'aperto e finisce a mezzanotte.

_________________________________________________________

:: GIOCOLIERI, BANCARELLE D'AUTOPRODUZIONI E DISTRO SONO INVITATE...SCRIVETECI! ::
_________________________________________________________

:: NO INFAMI - NO NAZI/FASCI - NO SBIRRI - NO SESSISTI ::

Marciare è sempre marcire

Oggi Piacenza, 22 luglio 2020. Una caserma intera posta sotto sequestro, dodici carabinieri indagati la maggior parte dei quali in stato d’arresto con l’accusa di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali, peculato, abuso d’ufficio. Il capo della Procura cittadina, Grazia Pradella, si dice sconvolta: «Mentre la città di Piacenza contava i tanti morti del coronavirus, questi carabinieri approvvigionavano di droga gli spacciatori rimasti senza stupefacente a causa delle norme anti Covid. Siamo di fronte a reati impressionanti, se si pensa che sono stati commessi da militari dell'Arma dei carabinieri. Si tratta di aspetti molto gravi e incomprensibili agli stessi inquirenti che hanno indagato». Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini rincara lo sfoggio d’indignazione, parlando di «accuse gravissime rispetto a degli episodi inauditi e inqualificabili. Fatti inaccettabili, che rischiano di infangare l'immagine dell'Arma».  

Ieri Aulla (Massa Carrara), 22 gennaio 2019. Ventisette carabinieri in servizio in alcune caserme della Lunigiana rinviati a giudizio, oltre centosettanta i capi d’imputazione formulati dopo una lunga indagine durata anni. Minacce, perquisizioni corporali violente, pestaggi, violenze sessuali, il tutto compiuto ai danni di immigrati da parte di carabinieri «fieri di essere fascisti» e che consideravano «un orgoglio menare un marocchino». L’allora capo della Procura di Massa, Aldo Giubilaro, disse che l’ordine di arresto nei loro confronti era stato eseguito «con sincero dispiacere» e ammise che in quella zona l'abuso era «quasi una normalità».  

L’altroieri Roma, 6 giugno 1997. Viene arrestato il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, già comandante dei Ros e della Dia genovese, assieme a cinque marescialli suoi collaboratori. L’accusa è di «utilizzo di confidenti riconvertiti all’impiego di istigatori/determinatori di reati, o “coperti” nelle loro illecite attività; attività di raffinazione di stupefacenti per scopi di arricchimento personale, o di calunnia dei sospettati, o di malinteso senso del prestigio del reparto; manipolazione sistematica dei corpi di reato per coprire irregolarità amministrative nelle consegne controllate di stupefacente». In pratica, Riccio e la sua squadra avevano trasformato una caserma dei carabinieri di Genova in una raffineria di cocaina con cui pagare confidenti ed «incastrare» sospettati. Riccio era uno degli uomini del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ed il 28 marzo 1980 aveva guidato l’assalto ad un appartamento di via Fracchia a Genova, conclusosi con il massacro di quattro brigatisti. Anche un altro comandante dei Ros ed ex collaboratore di Carlo Alberto dalla Chiesa, il generale Giampaolo Ganzer, verrà condannato il 12 luglio 2010 assieme ad altri tredici carabinieri «per aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati».  

Or dunque, non c'è proprio nulla di inaudito nei fatti avvenuti a Piacenza — c'è tutto di fin troppo conosciuto, prontamente rimosso e secondo convenienza dimenticato. È quanto avviene, è avvenuto e può avvenire in tutte le caserme, in Italia come nel resto del mondo (a Minneapolis, a Il Cairo, a Rio de Janeiro, a Hong Kong...). Qui di incomprensibile c'è solo lo stupore di fronte alla più banale delle ovvietà. Prendete dei giovani pieni di testosterone e privi di un solo neurone, addestrateli all'uso della violenza, fate loro indossare un'uniforme garanzia di impunità, insegnate loro il rispetto per il potere e la ricchezza, abituateli ad essere forti con i deboli e deboli con i forti, fateli convivere in modo che si fomentino a vicenda, imbottiteli con la droga del comando... cosa diamine pensate che ne venga fuori? Avrete un esercito di energumeni per cui l'arroganza e il sopruso sono pane quotidiano.  Che a fingere di meravigliarsene sia chi dà loro gli ordini, passi. Ma che persino le loro vittime si ostinino a pensare che in mezzo al letamaio istituzionale ci possano essere soltanto «poche mele marce»… È proprio vero che il segreto di una beota felicità è possedere una memoria corta.

23 luglio 2020, tratto da: Finimondo

Da quanto tempo ci dicono, ci ripetono, ci ammoniscono che niente sarà più come prima? Che stiamo attraversando un periodo storico inedito, affrontando eventi che muteranno totalmente la nostra vita, nei suoi aspetti maggiori come in quelli minori?
Il lavoro, non sarà più come prima.
Il divertimento, non sarà più come prima.
Andare a far la spesa, non sarà più come prima.
Viaggiare, non sarà più come prima.
La socialità, non sarà più come prima.
Manifestare e protestare, non sarà più come prima… anzi, non sarà proprio più possibile.
E così in tutti gli ambiti. Perché tutto deve essere riprogrammato, sanificato, sterilizzato. Ci dobbiamo abituare non solo a venire controllati e sorvegliati, ma pure ad essere isolati, vaccinati, curati…
Tutto ciò ce lo hanno spiegato fino allo stordimento, mobilitando un piccolo esercito di esperti (virologi, psicologi, sociologi…). Ma loro, loro avranno capito? A quanto pare, no.
Altrimenti non si spiegherebbe il loro stupore davanti al magnifico incendio che ha illuminato il cielo dell’alba sopra Nantes. La celebre cattedrale gotica è stata invasa dalle fiamme. Se non è stata la volontà di Dio, non è stata nemmeno quella del caso — niente fulmini, niente cortocircuiti. È stata una volontà umana, rabbiosa e determinata, ad aver piazzato tre inneschi in tre punti diversi all’interno dell’edificio. Il suo imponente organo non accompagnerà più le lodi al Signore.
E la Santa Chiesa si indigna? E il governo si indigna? E l’opinione pubblica si indigna? E i fedeli si indignano? Ma perché?
Eppure, lo sanno tutti che niente sarà più come prima. Nemmeno le chiese, nemmeno i luoghi di culto dove si entra a testa bassa a pregare sottovoce l’autorità, come quella di Nantes. Ci sono voluti più di 450 anni per costruirla, sono bastate poche ore per demolirla. Nemmeno i commissariati di polizia delle metropoli, nemmeno gli edifici dove si entra con le manette ai polsi in ostaggio delle autorità, come quello di Minneapolis.
Che questi apparentemente inestirpabili focolai di obbedienza vengano infine sterilizzati, non è forse il minimo che possa e debba accadere?

18/07/20, fonte: Finimondo

Mercoledì 22 luglio, alle ore 13,00, presso il tribunale di Brescia, si terrà il processo di appello contro Manu. Arrestato nel maggio del 2019, detenuto in carcere fino al marzo del 2020 e tutt’ora agli arresti domiciliari, il 22 novembre scorso Manu è stato condannato a 3 anni e 2 mesi con l’accusa di aver aiutato Juan durante la sua latitanza. Con un precedente tanto strampalato quanto grave, il tribunale di Brescia non gli ha contestato solo “procurata sottrazione alla pena”, ma anche “favoreggiamento” con l’aggravante di “terrorismo” perché Juan, uccel di bosco per una serie di definitivi legati soprattutto alla lotta contro il TAV in Valsusa, è stato arrestato dopo più di due anni di latitanza con l’accusa di aver attaccato la sede della Lega di Treviso, procedimento di cui nessuno – né Juan né tanto meno Manu – poteva essere a conoscenza. Se in anni recenti ben di rado è successo che chi offriva ospitalità o aiuto a un latitante venisse arrestato, è la prima volta, ci sembra, che al “favoreggiamento” si aggiunge l’aggravante di “terrorismo”, in questo caso con un salto logico assai ardito. Si tratta di un attacco ben preciso alla solidarietà, di un monito a chiunque in futuro decidesse di dare una mano ai ricercati, ai fuggiaschi, ai clandestini, contrapponendo alla legge la pratica del mutuo appoggio, le regole – antiche quanto il mondo – di una comunità che si apre senza chiedere i documenti, lo slancio generoso che unisce chi sfida l’autorità e le sue ingiustizie. Visto che in tante e tanti potrebbero trovarsi nella situazione di Juan – come già milioni di esseri umani, per motivi diversi, vivono e si spostano braccati dalla polizia perché non hanno in tasca un determinato pezzo di carta –, ribadire forte e chiaro che la solidarietà è cosa buona e giusta non è solo un gesto di vicinanza a Manu (e a Juan), ma un elemento di autodifesa collettiva.
Quel *mondo sotterraneo* in cui leggi e polizia non riescono ad entrare è proprio il tessuto etico che ha scritto le pagine più belle dell’umanità ribelle, che ha permesso – e ancora permette ai quattro angoli del Pianeta
– ai movimenti rivoluzionari di tenere duro. In quella *storia* *bandita* è ancora inscritto il nostro futuro.

*Per queste ragioni, e altre ancora, invitiamo compagne e compagni, amici e solidali, a una presenza di appoggio fuori del tribunale di Brescia, mercoledì 22 luglio, dalle ore 12,30.  *

*anarchiche e anarchici *

“CONTACT TRACING”, OVVERO LE APP DI TRACCIAMENTO DEI CONTATTI.

Tra le diverse strategie – tutte comprendenti mezzi che comprimono la libertà degli individui – messe in campo a livello globale dai vari governi per contenere il contagio del nuovo coronavirus c’è anche il cosiddetto “contact tracing”, ovvero il tracciamento dei contatti tra persone tramite l’uso di app scaricabili sui dispositivi mobili (smartphone).

Si tratta di strumenti previsti e consigliati anche dall’Europa e dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in caso di epidemie, e che i governi han fatto proprio basandosi sull’esempio di paesi asiatici come Cina, Sud Corea, Taiwan, Honk Hong, Singapore ed altri, tra i primi a sviluppare ed introdurre questo tipo di tecnologie di controllo nei loro paesi, pur con alcune differenze nel loro funzionamento (alcune prevedono il tracciamento con GPS, altre col solo Bluetooth, altre ancora attraverso il codice QR o prevedendo un mix delle diverse soluzioni).
Anche l’Italia, come altre nazioni, a marzo ha predisposto un bando per individuare un progetto per sviluppare apposite tecnologie di tracciamento, a cui hanno partecipato centinaia di aziende italiane e internazionali. A seguito della scelta del governo italiano, la app di contact tracing “Immuni”, sviluppata da un raggruppamento di società guidato dalla milanese Bending Spoons, è entrata a far parte dell’arsenale governativo a partire dal 1 giugno.

Nel PDF allegato, uno studio e un approfondimento sulle diverse app di tracciamento, in Italia, in Europa e all’estero, sul loro funzionamento, sulle diverse società sviluppatrici coinvolte, sui diversi protocolli previsti, nonché il ruolo dei colossi multinazionali come Google e Apple (ma anche Amazon ed altre ancora) e le criticità e i rischi per la libertà individuale che tali nuove tecnologie mettono a repentaglio.
Perché come ha detto qualcuno «Le misure temporanee hanno la fastidiosa abitudine di sopravvivere alle emergenze, specialmente se c’è sempre una nuova emergenza all’orizzonte» e «Qualsiasi cosa entri a far parte della quotidianità presto comincia a passare inosservata».

contact-tracing (qua puoi scaricare, leggere e stampare l'opuscolo)