Vai al contenuto

Comunicato di alcuni indomiti

Riceviamo e diffondiamo un comunicato scritto da alcuni dei compagni veneti arrestati mentre si recavano al corteo di Torino lo scorso 30 marzo. Un compagno si trova ancora agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni, gli altri tre hanno l’obbligo di dimora nei comuni di residenza.

Ciao a tutt#!
Dopo 2 mesi passati tra carcere e domiciliari abbiamo ora la possibilità di prendere parola sulla vicenda che ci ha coinvolti. Al momento siamo tutti sottoposti ad obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza tranne Fra che è ancora sottoposta ai domiciliari a causa di una ripicca di cattivo gusto da parte di guardie e tribunale. A lei va il nostro pensiero e la nostra solidarietà, non lasciamo nessuno indietro.
Quello che ci spinge ad esprimerci è soprattutto il voler socializzare con i/le compagni/e la situazione che ci ha visto nostro malgrado coinvolti e sostenere chi è ancora sottoposto ai domiciliari con tutte le restrizioni, perché siamo convinti che in questo momento nel nostro piccolo è nostro compito dare voce a chi non ne ha la possibilità.
Siamo consapevoli del momento storico che stiamo vivendo, del clima che si respira per le strade e dei rischi che si possono correre nel scendere in strada e lottare senza compromessi con nessuno.
“Più vicina sarà la meta più dura sarà la lotta” si diceva nei monti del ’44 e di fronte agli attacchi repressivi mossi dallo Stato a febbraio tra Torino e Trento era ed è necessario rispondere assumendosi collettivamente e individualmente la responsabilità che questo comporta.
Lottando si può vincere o perdere, si rischia, si mette in gioco tutto, ma di fronte alle barbarie che avanzano, ai morti nel mediterraneo, alle bombe democratiche sganciate in mezzo mondo, allo sfruttamento dei/delle lavoratori/lavoratrici non si può rimanere inermi.
Molti compagni/e in questo momento stanno pagando in prima persona con carcere e repressione la loro decisa volontà di lottare, di rifiutare la passività e la paura e nelle forme più svariate di rispondere colpo su colpo al razzismo e al fascismo di Stato. Per la difesa di questi compagni/e, per le lotte che portano avanti e per non cedere alla repressione centinaia di giovani, lavoratori/lavoratrici, disoccupati/e e precari/e sono accorsi in quel di Torino.
Siamo stati tratti in arresto venerdì 29 marzo alle porte di Torino con l’accusa di detenzione di esplosivo e trasporto del suddetto esplosivo (per inciso 7 petardi) in luogo pubblico.
Durante il fermo e nella permanenza in questura tutto sommato il trattamento riservatoci è stato pacato ed indifferente segno, forse, del fatto che dalla controparte pareva contassimo quasi nulla, data la natura del materiale sequestratoci. In carcere, a parte l’oggettiva situazione di merda, abbiamo trovato molta solidarietà da parte dei/delle detenuti/e comuni. Abbiamo trovato molta più
umanità tra i “dannati della terra” che dai benpensanti che invocano legge e ordine, in certi momenti basta solo una sigaretta (tra i nuovi arrivi un bene raro!) e un sorriso per non sentirsi soli tra quelle 4 mura.
Il saluto solidale fuori dalle Vallette è stato molto apprezzato, non solo da noi, ma da tutti i detenuti.
Avere la consapevolezza di non essere soli dà la forza necessaria a sostenere la gabbia.
L’udienza di lunedì 1 aprile non ha convalidato l’arresto e ha predisposto per tutti gli arresti domiciliari, ma abbiamo dovuto attendere mercoledì 3 aprile per essere effettivamente scarcerati con tanto di fogli di via da Torino e scortati in blindato della penitenziaria fino alle nostre rispettive abitazioni in Veneto.
Come nota finale tra venerdì 7 e lunedì 10 Giugno tutti , tranne Fra, abbiamo ottenuto l’obbligo di dimora nel comune di residenza. La situazione è questa, per ora. A nostro avviso questa vicenda ha tutt’ora dell’incredibile vedendo i fatti reali (7 petardi e maschere antigas) e la detenzione a cui ci hanno sottoposto. Crediamo che quello che è successo a Torino a febbraio e marzo tra sgomberi,
inchieste, fogli di via, arresti preventivi e l’atteggiamento tenuto in piazza il 30 dagli sbirri sia un po’ il segno dei tempi che viviamo, non a caso per Salvini “la pacchia è finita”.
Quello che comunque teniamo a sottolineare è l’obiettivo che le forze repressive hanno puntato e cercato di colpire con tutto l’arsenale a loro disposizione: la grandissima solidarietà mostrata da tutta italia e non solo verso i/le compagni/e arrestati con l’operazione “scintilla” e “renata”.
Se il nemico ci colpisce con tutto quello che ha a disposizione, se ci dipinge a tinte fosche allora siamo nella direzione giusta, abbiamo scavato un profondo solco tra noi, il popolo degli sfruttati, e loro, gli sfruttatori, e magari questo mostro che troppe volte crediamo infallibile e imbattibile un po’ di paura in corpo ce l’ha. E quando un qualcosa ha paura e si sente realmente minacciato mostra i denti. Cerchiamo anche in questo momento di difficoltà, anche se è difficile, di rimanere comunque positivi e di rilanciare la lotta per un mondo senza guerre, classi e sfruttamento.
Presibene compagn#!
Vogliamo ringraziare tutt# i/le compagn# per la solidarietà espressa in tutti i modi per spezzare l’isolamento che ci è stato costruito attorno.
Complici e solidali con i/le compagn# colpit# dall’operazione “scintilla”, “renata”, ”panico” e “scripta manent” e con tutt# quell# che lottano ancora!
A fianco di Silvia, Anna e di tutt# i/le compagn# in sciopero della fame rinchiusi nelle galere dello Stato.
FRA LIBERA SUBITO! TUTT# LIBER#!
Non un passo indietro.

Alcuni “indomiti” del nord-est
Giugno 2019