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Scritte, striscioni e trasferimento di Claudio

Finalmente la protesta contro l’isolamento di Graziano ha mosso i suoi primi piccoli passi al di fuori delle mura carcerarie. Qualche giorno fa, grazie a numerose scritte su degli autobus, la notizia dello sciopero dell’aria di Chiara, Niccolò, Mattia, Claudio (ai quali stamattina si è aggiunto anche Francesco), e di quello della spesa e del carrello di Lucio, ha fatto il giro delle strade di Milano. Le scritte hanno anche ricordato la diretta responsabilità in questa vicenda dei Pm torinesi Rinaudo e Padalino e della direttrice del carcere di Lecce Rita Russo, mentre alcuni striscioni con gli stessi contenuti sono apparsi su dei cavalcavia della circonvallazione meneghina.

Claudio intanto sta continuando la sua protesta nel carcere delle Vallette, in cui è stato trasferito da qualche giorno, in vista della ripresa del processo all‘Aula Bunker dopo la pausa estiva. L’indirizzo a cui scrivergli è:

Claudio Alberto C.C. “Lorusso e Cotugno” via Maria Adelaide Aglietta, 35 - 10151 Torino;
Nel ricordarvi gli indirizzi degli altri compagni, arrestati per l’attacco contro il cantiere di Chiomonte, vi anticipiamo che anche Chiara, nei prossimi giorni, dovrebbe essere trasferita per lo stesso motivo nel carcere di Torino:

Francesco Sala C.C. via Palosca, 2 - 26100 Cremona;
Lucio Alberti C.C. Via Cassano Magnago, 102 - 21052 Busto Arsizio (Varese);
Graziano Mazzarelli C.C. via Paolo Perrone, 4, Borgo San Nicola - 73100 Lecce;
Niccolò Blasi e Mattia Zanotti C.C. San Michele strada Casale, 50/A - 15121 Alessandria;
Chiara Zenobi C.C. “Rebibbia” via Bartolo Longo, 92 - 00156 Roma.

macerie @ Settembre 14, 2014

Presidio Aula Bunker No Tav - 18 Settembre

         NO TAV 18 SETTEMBRE A TORINO

 

Dopo la pausa estiva riaprono i tribunali e riprendono, tra gli altri, due importanti processi nei confronti del movimento no tav: il maxiprocesso che vede coinvolti 53 imputati, accusati di aver resistito allo sgombero della Maddalena il 27 giugno 2011 e aver cercato di riconquistarla il 3 luglio 2011 e il processo contro Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò con l'accusa di terrorismo.

Entrambi i processi si avvicinano alla sentenza di primo grado e questa è sicuramente l'occasione per rinsaldare, con ancora più determinazione, la solidarietà intorno ai compagni e alle compagne sotto processo dentro e fuori le aule di tribunale.

La lotta contro il TAV non è certo confinabile a materiale da codice penale e per questo vogliamo tornare, in occasione della ripresa delle udienze del processo nei confronti di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, prevista per il 18 settembre, a essere di nuovo al loro fianco in aula bunker alle ore 9.00, per poi spostarci in piazza Nizza, dove ha sede LTF, per pranzare insieme e aprire una discussione su idee e pratiche da mettere in campo in vista delle prossime sentenze.

compagne e compagni solidali

Sul perchè

Diciamolo subito e chiaramente: che uno spazio occupato e non chiuso su se stesso ma rivolto in fuori, deciso a mettere i bastoni tra le ruote a chi aspira alla città dormitorio, alla città movida etc sia stato sgomberato non è certamente qualcosa di cui scandalizzarsi. Se ci scandalizziamo è per la mole di solidarietà arrivataci in faccia in nemmeno un giorno dallo sgombero. Il motivo dello sgombero è di ordine pubblico: la proprietà non sa che farsene dello stabile, non ha progetti se non fumosi ed ipotetici siti commerciali, strade e idee varie ed eventuali. E anche qui a ben vedere abbiamo poco di cui scandalizzarci. Non perchè, come vorrebbe far credere certa propaganda politica e sbirresca, siamo un pericolo per i saronnesi, ma perchè siamo pericolosi per l'ordine di Lorsignori: per l'ordine di chi in una città possiede numerosi edifici sfitti in attesa della prima possibilità di specularci sopra, per l'ordine di chi vieta di fare qualsiasi cosa per le strade, per l'ordine di chi dietro le proprie scrivanie e dentro la propria giacca crede di poter giocare con le vite e con gli spazi altrui, per l'ordine di chi crede che il mondo intero debba appartenere a qualcuno che poi decida che farsene, per l'ordine dei Carabinieri e della Polizia, servi infimi e difensori di questo disgustoso stato di cose.E' stato lo stesso capitano dei Carabinieri di Saronno a richiedere alla Questura di Varese lo sgombero, perchè – a detta sua – Saronno per colpa dei temutissimi Telos che facevano il bello e il cattivo tempo era diventata ormai una città ingestibile e ingovernabile.Riassumiamo: lo sgombero l'hanno voluto gli sbirri perchè gli davamo fastidio. I politici, con i loro inciuci con i questurini, una volta saputo dell'imminente sgombero del Telos hanno giocato d'anticipo giocando al linciaggio mediatico, sicuri poi di avere avuto l'occhio lungo dato che la data dello sgombero era già stata decisa. E così è stato.

Sul come

Gli ultimi sgomberi avvenuti a Saronno hanno segnato un deciso cambio di passo della repressione, che una volta compresa la propria goffaggine e la propria lentezza (vedi gli sgomberi durati ore o giorni degli ultimi anni con resistenze sul tetto) ha cambiato strategia. Lo sgombero non è più un'operazione plateale e di forza, ormai lo sgombero è più un sotterfugio e un inganno. Non sono arrivati con 10 camionette armati di attrezzi, trance, scale etc. Sono arrivati con una o due camionette, una quarantina di Digos e pattume vario e con un escamotage sono riusciti ad entrare al Telos. L'escamotage ci teniamo a raccontarlo per condividere questa esperienza con quante più persone possibili: attorno alle 4.30 alcuni degli abitanti del Telos vedono fuori dalle finestre delle luci strane con un rumore di fuoco d'artificio, qualcuno esce dalla finestra barricata che dava sul terrazzo per vedere cosa stesse succedendo e subito viene braccato da una ventina di digos che aspettavano nascosti nell'ombra, che entrano immediatamente, prendono a calci il cane e bloccano tutti gli abitanti che tuttavia riescono a far partire una chiamata.Gli sbirri speravano di esser riusciti a sgomberare il Telos senza che i compagni fuori lo scoprissero, gli è andata male, un petardo roboante glielo ricorda pochi istanti dopo il loro ingresso. Fuori dal Telos attorno alle 5.15 arrivano alcuni compagni che cercano di avvicinarsi per capire come sta chi si trova dentro. Subito vengono aggrediti, alcuni rincorsi, dalla sbirraglia. Un compagno viene fermato e semplicemente minacciato e accompagnato in auto all'ingresso dell'autostrada dove viene fatto scendere. La mattinata passa poi in relativa calma, i principali obiettivi sono portare fuori più materiale possibile e riavere tra noi i 7 fermati. Al mercato cittadino intanto un piccolo corteo fa sapere ai presenti quanto sta accadendo, anche gli automobilisti ingorgati nel traffico vengono avvisati degli avvenimenti. Nel tardo pomeriggio un primo presidio di risposta si trasforma in un corteo selvaggio e pieno di sentimento. Gli sbirri provocano e vengono tenuti al loro posto: dietro di noi. Cori e boati rompono il silenzio, il Telos è in movimento. A fine corteo ci salutiamo, c'è da pensare ai prossimi giorni che saranno pieni di iniziative.

E poi?

Hanno sgomberato uno stabile che ospitava il Telos, ma il Telos non lo hanno minimamente scalfito. Semplicemente ci si adatta alla nuova situazione. Tutto ciò che avevamo in mente di fare al Telos lo faremo in altri posti di Saronno. Giovedì sera un cineforum in piazza del mercato, venerdì sera una cena in via Don Monza, sabato c'è una taz dal pomeriggio alla sera.Il Telos erano i rapporti e le situazioni create insieme, non ci siamo mai sentiti i detentori di alcunchè, questo significa che chiunque abbia avuto e abbia a cuore il Telos si senta in qualche modo tirato in causa, che cerchi un modo per portare avanti le sue lotte e la sua presenza in città.E poi? E poi il resto ve lo diciamo a voce, è una sorpresa, soprattutto – speriamo! per gli sbirri.

TeLOS in movimento

Domani solidali con il Telos:

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai ragazzi denunciati in occasione della TAZ di sabato scorso.
Oltre duecento denunce per invasione di terreni, la solita stronzata legalista.
E' strano, ma chi è che effettivamente invade le nostre vite?
Quelli che vogliono proporre un modo di far festa fuori dalle logiche di mercato o quelli che denunciano in divisa? Quelli che denunciano in divisa sono gli stessi che hanno ammazzato Michael Brown a St.Louis un mese fa, gli stessi che hanno sparato a Davide a Napoli giovedì scorso uccidendolo, i soliti assassini con le mani sporche di sangue nei nomi di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Alexis Grigiropoulos, Mark Duggan e molti altri.
Quelle stesse divise che sono le mani armate, assassine e massacranti che rinchiudono nelle galere le esistenze di molti oppressi, che difendono i padroni che danno elemosine ai lavoratori, che sfrattano persone dalle case per i debiti, che cacciano gli immigrati dal centro storico per qualche accendino venduto fra le bancarelle del mercato, che sgomberano posti di lotta come il Telos a Saronno, le stesse guardie che difendono la merce, l'autorità e tutto questo sistema di morte, come succede in Val Susa per la difesa di un cantiere che distrugge la natura e le persone che la vivono e per quegli stessi che si oppongono che vengono accusati di terrorismo.
Ora, più che mai è venuto il momento di sapere da che parte stare: con la repressione o dall'altra parte della barricata, con la vita.
Noi scegliamo questa ultima.
Supportiamo le TAZ, momenti dove le persone si riappropriano di quello che lo Stato e il Capitale gli porta via tutti i giorni.
Non credere al giornalista terrorista, meglio vivere delle esperienze perché il peso della merce e del lavoro sono più leggeri se affrontati insieme, perché i comportamenti fuori-legge sono contagiosi per chi ama la libertà.

anarchiche e anarchici di Cremona

Da lunedì scorso, 1 settembre, Chiara Zenobi - prigioniera No Tav detenuta a Rebibbia - ha iniziato uno sciopero dell'aria, ovvero il rifiuto di scendere al passeggio nell'orario concesso dai carcerieri, per protestare contro l'isolamento cui Graziano Mazzarelli - prigioniero No Tav detenuto a Lecce - è sottoposto dal giorno del suo arresto, avvenuto ormai quasi due mesi fa.
Il rifiuto di uscire all'aria si protrarrà fino a quando Graziano continuerà ad essere gravato da questa misura, voluta tanto dal carcere di Lecce quanto dalla Procura torinese che, come spesso avviene in queste situazioni, se ne rimpallano reciprocamente la responsabilità.

Seguiranno aggiornamenti.