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Non è mica la fine del mondo, no?

di John Brunner

Autore britannico noto per mescolare fantascienza e questioni sociali, John Brunner (1934-1995) pubblicò nel 1972 quello che è forse il suo romanzo migliore: Il gregge alza la testa. Lo sfruttamento delle risorse naturali del pianeta ha spinto l'umanità sull'orlo del baratro dell'autodistruzione, tra epidemie diffuse dai prodotti di un'industria che si vanta di far avanzare il progresso, misteriose diffusioni di parassiti nocivi, ed un'atmosfera con livelli di inquinamento così elevati da sviluppare allergie e malattie praticamente in tutti gli abitanti (il Mediterraneo è diventato una fogna, il sud-est asiatico un deserto chimico, l'Africa un'enorme discarica...). Se in basso molti fanno disperati tentativi per evitare o impedire il disastro (attraverso la creazione di comunità o l'attuazione di sabotaggi), se in alto pochi continuano la loro corsa sfrenata verso il profitto ed il potere, la maggior parte della popolazione cerca semplicemente di sopravvivere in situazioni sempre più intollerabili. Condividendo tutti lo stesso pianeta, sfruttati e sfruttatori condivideranno anche lo stesso destino — è inutile che il gregge alzi la testa, quando si trova invischiato in una spirale senza ritorno. A meno di non mettere in atto ciò che, con notevole provocazione, Brunner propone al termine del romanzo: eliminare i 200 milioni di esseri umani più nocivi del pianeta.

Ogni mattina, mentre ondeggiava verso il proprio ufficio, Moses Greenbriar elargiva di solito saluti a destra e a manca, come beneficenze. Oggi distribuì brontolii. Era inzuppato di sudore (fuori, l'aria era spaventosamente calda e umida) e in ritardo di oltre un'ora. Irruppe nel proprio ufficio e sbatté la porta.  — Il dottor Grey l'aspetta da più di mezz'ora — disse la segretaria, agitata, attraverso l'interfonico.  — Zitta! Lo so.  Tolse con dita impazienti il coperchio di una bottiglietta di capsule, ne ingoiò una, e in capo a pochi minuti si senti un po' meglio. Ma anche là dentro c'era caldo e umido. Richiamò la segretaria. — Che diavolo ha, il condizionatore?  — Euh... Sovraccarico, signore. È già regolato sul massimo. La ditta ha promesso di mandare qualcuno ad aggiustarlo la settimana prossima.  — La settimana prossima!  — Sì, signore. Non hanno ancora smaltito l'arretrato accumulatosi durante l'epidemia d'enterite.  — Ah, diavolo! — Greenbriar s'asciugò il volto e si tolse la giacca. Che importava se la camicia era bagnata. Era così per tutti, in una giornata simile. — Va bene, faccia entrare il dottor Grey.  Quando il dottor Grey apparve sulla soglia, era riuscito a ricomporsi, con l'aiuto della pillola, fino ad avere un'apparenza affabile abbastanza simile all'usuale.  — Tom, si sieda, la prego. Mi scusi d'averla fatta aspettare: di nuovo quegli sporchi Trainiti.  — Non mi era giunto all'orecchio che ci fossero state dell'altre dimostrazioni, anche oggi — disse Grey, accavallando le gambe.  Greenbriar lo guardò con rabbia; costui non faceva una grinza, tanto meno aveva chiazze di sudore. Disse: — Non si trattava d'una dimostrazione. A quanto pare, hanno lasciato perdere quelle bravate innocue, no? Lei avrà saputo, immagino, che Hector Bamberley è stato rapito?  Grey annui. — Lei ha avuto delle noie in relazione a...  — No, cavolo. — Greenbriar afferrò un sigaro e ne morse con ferocia la punta. — Anche se non posso certo dire che questo non ci abbia procurato delle noie grossissime: morto Jack Bamberley, in cura sotto sedativi Maud, speravamo che Roland intervenisse, per aiutarci a tenere l'organizzazione in assetto e a fermare la disastrosa caduta dei titoli… Ma a me è accaduto che la polizia ha saputo d'un pazzo che voleva far saltare in aria il Queens Midtown Tunnel passandoci con una bomba nell'auto. E saltando anche lui, immagino. Perciò fermano e perquisiscono tutti. Scommetto ch'è uno dei soliti falsi allarmi.  — Sì, le minacce costituiscono, in sé e per sé, un'eccellente tecnica di sabotaggio — disse Grey con interesse clinico. — Una cosa molto simile alle V1 tedesche, come lei sa. I missili portavano delle testate esplosive troppo piccole per fare molto danno; ma ognuno correva nei rifugi. Perciò, risultavano d'una efficacia notevole nell'intralciare la produzione bellica e i pubblici servizi.  Greenbriar lo guardò attonito. Dopo un attimo di silenzio, disse: — Beh, può darsi; è comunque una maledetta seccatura... Ma mi scusi, avrei dovuto congratularmi, per prima cosa, di vederla rimesso. È stato indisposto, vero?  — Nulla di grave — disse Grey, ma sembrava, ed era, arrabbiato. Non beveva, non fumava, era celibe e seguiva una dieta equilibrata; inconsciamente, perciò, partiva dal presupposto che i microbi si rendessero conto che lui era un osso duro, e stessero alla larga. Invece, si era presa la febbre maltese. Lui, Tom Grey, che non toccava mai latte non pastorizzato e che invariabilmente mangiava non burro ma margarina!  Adesso, naturalmente, era guarito; esistevano degli ottimi specifici ad effetto rapido. Ma quelle tre settimane che gli erano state sottratte le avrebbe volute dedicare al suo progetto. All'Angel City aveva avuto molto tempo a disposizione per seguirne gli aspetti che considerava più importanti. Qui, viceversa, assunto apposta per lavorare al progetto come occupazione principale e non più come iniziativa privata, era costretto a subordinare le proprie preferenze alle richieste prioritarie dei suoi datori di lavoro.  — Credevo che lei volesse vedermi in relazione alla triste dipartita di Jacob — disse.  Greenbriar esaminò attentamente la punta del suo sigaro con critica concentrazione. Disse: — Beh... sì. Non è un segreto che questo colpo sia stato l'ultimo di una serie; ed esistono dei limiti anche alla dose di batoste che un'organizzazione immensamente ricca come il Bamberley Trust è in grado di sopportare. La faccenda africana, il pasticcio onduregno, il tumulto allo stabilimento idroponico, ora questo... Tutto ciò ci ha inimicato la pubblica opinione e ha cancellato, in pratica, la fiducia nelle nostre azioni. Abbiamo un bisogno disperato di qualcosa di sensazionale, per migliorare la nostra fama. All'ultima riunione di consiglio ho sollevato l'argomento di questo suo... programma cautelativo, e tutti hanno ritenuto che contenesse delle forti opportunità per questa contingenza. C'è qualche possibilità di metterlo a disposizione per uso pubblico in un futuro immediato?  Grey esitò. Aveva un po' temuto questa richiesta; ma...  — Beh, in realtà ciò mi riporta alla mente un suggerimento avanzato, qualche settimana fa, da Anderson. Sa, quel giovane programmatore che mi avete assegnato come aiutante. Ho il sospetto che l'abbia detto un po' per scherzo; ma, durante la mia degenza, ci ho riflettuto. In pratica egli asseriva che, per i nostri bisogni, le analisi estrapolate per impedire che si compiano nuovi errori sono meno necessarie delle soluzioni d'emergenza per le difficoltà già esistenti. S'intende ch'egli non si esprimeva con queste parole.  — E con quali, dunque?  — In realtà, ha detto questo — rispose Grey, e Greenbriar (non per la prima volta) si disse che quell'uomo mancava totalmente del senso dell'umorismo: di fronte a una domanda, si sentiva in dovere di rispondere minuziosamente. — Ha detto: «Dottore, perché non cerca, anziché il modo d'evitare altri e più grossi pasticci, quello d'uscire dal pasticcio in cui siamo? Così come vanno le cose, forse non vivremo abbastanza a lungo da commettere altri errori!». — Prudentemente, aggiunse: — Come dicevo, ho il sospetto che celiasse.  — Celia o no, lei pensa che avesse ragione?  — Beh... Sa, io sono stato talvolta accusato di vivere in una torre d'avorio ed è vero che ho tendenza alla quiete; ma mi tengo aggiornato. Non posso esimermi dal credere che qualcosa di simile alla proposta di Anderson sarebbe bene accolto dal largo pubblico. Non posso concordare con i nostri leader politici quando affermano che le preoccupazioni per la deteriorazione ambientale siano una moda, ormai vecchia, che annoia gli ascoltatori in un discorso propagandistico. Sono giunto piuttosto alla conclusione che il pubblico, vedendo che i politici se ne sono annoiati, si rivolga a misure più estreme. Ha notato quante azioni di sabotaggio, ultimamente?  — Certo, maledizione! — disse secco Greenbriar. Fra i grossi pacchetti azionari del Trust, concentrati sulle industrie chimiche per l'agricoltura, molti avevano subito delle perdite.  — Una cosa si può dire, a scarico dei sabotatori, non le pare? Colpiscono le industrie che danno alti tassi d'inquinamento. Petrolio, plastica, vetro, cemento, e in genere tutti i prodotti non soggetti a putrefazione. Più la carta, naturalmente, in quanto consuma alberi insostituibili. — Mi pareva che lei fosse dalla parte del progresso — mormorò Greenbriar. — Questa mattina sembra che lei faccia l'apologia dei Trainiti.  — Oh, no. — Un pallido sorriso. — Ho dovuto, sì, rileggere l'opera di Train per incorporare i dati nel mio programma, come ho fatto per ogni altro pensatore che abbia avuto un grande influsso sul mondo moderno: Lenin, Gandhi, Mao e compagnia bella. Ma la cosa che voglio dire è un'altra. Dopo secoli di progresso non pianificato, i risultati si possono giustamente definire caotici. I non addetti ai lavori, gli «ignoranti» che formano la gente comune, sanno solo che la loro vita può essere rivoluzionata senza preavviso e perciò hanno un'impressione d'insicurezza. Giungono anche a non aver fiducia nei capi, per motivi che trovano una dimostrazione in quel ch'è accaduto al vostro stabilimento idroponico, dove s'è distrutto del cibo per un controvalore di mezzo milione di dollari, e nonostante l'assicurazione governativa che fosse perfettamente commestibile, mentre c'è un panorama di carestia in Asia, in Africa, persino in Europa. E per di più — si sporse avanti, con intensità, — mentre quei jigras seminano la rovina attraverso tutti gli Stati agricoli. Si sta mettendo in piedi un'enorme campagna pubblicitaria per invitare tutti a stare all'erta e segnalarne le nuove comparse; ma chi la prenderà sul serio, dal momento che il governo autorizza che si bruci una tal quantità di sostanza alimentare, unicamente per segnare un punto a proprio favore sul piano politico?  Greenbriar annuì. Tra l'altro, nel suo ristorante preferito, le bistecche erano aumentate da $7.50 a $9.50, quella estate.  Grey continuava a macinare: — Ho il sospetto che i giovani, in genere, desiderino credere nella buona fede dei loro capi. Dopo tutto, molti sono orgogliosi del fatto che la massima organizzazione d'aiuti del mondo sia americana. Ma invece di far tesoro del capitale di buona volontà esistente, il governo si ostina a calpestarlo. Invece di gettare un grido d'orrore per la morte della moglie del suo amico, la signora Thorne, i governanti respingono ogni addebito, cercano persino di negare che esista un pericolo reale. E, tornando al tumulto nel vostro stabilimento: non è uno spaventoso errore tattico, quello d'impiegare dei laser da battaglia? Il loro impiego in Honduras ha suscitato notevole indignazione, e bisogna convenire che le notizie sui loro effetti non erano piacevoli a leggersi. È da credere che i giovani fossero profondamente turbati dalla descrizione di come una persona, ai margini del fascio di potenza, possa trovarsi istantaneamente con un braccio o una gamba amputati e cauterizzati.  — Lei comincia a ricordarmi Gerry Thorne — disse adagio Greenbriar. A un certo punto di quello sproloquio, Grey doveva avergli toccato una piaga dolente. — Lui, naturalmente, diceva la cosa con... maggiore energia: «Siamo in mano a dei mentecatti, bisogna fermarli!».  Guardò Grey, e l'uomo magro annuì sobriamente.  Sì, verissimo, maledizione. Che cosa sarebbe accaduto se al più presto non si fosse fatto avanti qualcuno con un piano razionale, scientifico, pratico, per guarire i mali del paese? Da quel fantoccio del Presidente e dal suo gabinetto d'individui mediocri non ci si poteva aspettare nulla di utile, all'infuori di pie banalità. Sembrava che si attenessero al «Beh, non ha funzionato questa volta nonostante dovesse senz'altro funzionare, perciò lo rifaremo»! Intanto, fra la popolazione, l'appoggio silenzioso d'un tempo si spostava ininterrottamente verso l'ala estremista dei Trainiti, o verso la destra radicale, o verso i marxisti. Sembrava che il pubblico si adeguasse al primo atteggiamento che capitava, purché fosse un atteggiamento che potesse mettere fine a quel rimbalzare inerte da un giorno al successivo.  Disse, abbassando lo sguardo sulle sue mani grasse appoggiate sulla scrivania e notando che erano lucide di sudore: — Ritiene che ci sia la possibilità di adattare il suo programma per offrire soluzioni... concrete?  Grey rimase a meditare. Infine rispose: — Sarò schietto. Fin dall'inizio del mio lavoro sono partito dal presupposto che quel ch'è fatto è fatto, e che al massimo possiamo evitare di moltiplicare i nostri errori. È ovvio, tuttavia, che i dati già accumulati possono venire impiegati per altri scopi, anche se certi aggiustamenti indispensabili per i quali forse occorrerebbe un certo tempo...  — Ma lei sarebbe disposto a permetterci di annunciare che il Bamberley Trust finanzierà uno studio computerizzato dal quale potrebbero scaturire delle idee nuove e utili? Le garantisco che ci limiteremo al «potrebbero». — Greenbriar sudava più che mai. — Ad essere sincero, Tom, ci mettiamo nelle sue mani. Siamo in guai terribili. E sarà ancora peggio l'anno prossimo, se non incocciamo in qualcosa che migliori la disposizione del pubblico nei nostri confronti.  — Mi occorreranno più fondi, più personale. — Li avrà. Ci penso io. 

[Il gregge alza la testa, 1972]

Tratto da Finimondo