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#IodicoEsticazzi?!

 
Allora, vi siete decisi? Vi siete chiariti le idee? Dopo aver seguito per bene tutte le discussioni e le diatribe, dopo aver ascoltato il vostro leader(ino) preferito — quello che parla bene, quello che sa cosa dire, quello che è proprio una brava persona — avete fatto la vostra scelta in vista del prossimo referendum? Avete infine stabilito a chi andrà il vostro voto, se preferite crepare di peste reazionaria o di colera progressista?
Lo speriamo davvero, perché noi non sapremmo proprio come aiutarvi. Figuratevi che più veniamo sommersi dal chiacchiericcio referendario, e più ci viene in mente il dottor Goebbels. Personaggio ripugnante, già, ma non certo un cretino. Altrimenti non sarebbe mai riuscito a far fare il passo dell’oca e a far lanciare rutti di battaglia a milioni di persone, per altro abitanti di una nazione celebre per la filosofia e la poesia. Motivo per cui le sue considerazioni sulla propaganda, anziché liquidarle con una smorfia di disgusto, sarebbe bene conoscerle e tenerle sempre presente giacché non sono affatto morte e sepolte nel maggio del 1945.
Nel suo discorso tenuto a Norimberga nel 1934, ad esempio, egli sottolineava come «oggi in tutto il mondo la gente sta iniziando a vedere che uno Stato moderno, sia esso democratico o autoritario, non può resistere alle forze sotterranee dell’anarchia e del caos senza la propaganda», la quale era definita «un mezzo verso un fine. Il suo scopo è di condurre il popolo a una comprensione che gli permetterà di dedicarsi volentieri e senza resistenza interiore ai compiti e agli obiettivi di una dirigenza superiore». È quindi questa élite dirigente, quale che sia il suo colore, a decidere quali sono i compiti che tutti devono assolvere, gli obiettivi che tutti devono perseguire (ovvero la vita che tutti devono fare). Ma come è possibile che i molti si mettano al servizio dei pochi? L’ingegnere di anime nazista — laureato in filosofia e grande affabulatore — lo spiegava in maniera impeccabile: «Il popolo deve condividere le preoccupazioni e i successi del suo governo. Queste preoccupazioni e questi successi devono quindi venire presentati e martellati nel popolo di continuo in modo che esso consideri le preoccupazioni e i successi del suo governo come se fossero i propri. Solo un governo autoritario, legato fermamente al popolo, può farlo nel lungo periodo. La propaganda politica, l’arte di ancorare le cose dello Stato alle larghe masse in modo che l’intera nazione si sentirà parte di esse, non può quindi rimanere solo un mezzo per la conquista del potere. Deve diventare un mezzo per costruire e mantenere il potere».
Ecco, quando voi milioni di sfruttati, umiliati, bastonati, delusi, schedati, derubati, truffati, sfrattati, inquinati, avvelenati, sorvegliati, affamati, imprigionati, ammazzati dalle istituzioni venite invitati a decidere se approvare «il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione»; quando, anziché dire ai vostri (e nostri) padroni dove possono infilarsi i loro inviti, vi date tanto da fare per vagliare le ragioni del sì e quelle del no; quando, anziché darvi alle passioni più singolari, vi mettete in fila davanti alle urne tutti impettiti ed orgogliosi di adempiere al vostro dovere civile — non state forse confermando le parole di herr Goebbels? «Volentieri e senza resistenza interiore», vi siete lasciati ancorare alle cose dello Stato. Vi preoccupate del successo dello Stato, ne condividete i problemi, vi affannate a risolverli per farlo funzionare. Avete introiettato lo Stato a tal punto da reputarlo parte di voi stessi, come se fosse un fatto del tutto naturale. In questa maniera vi siete così abituati al dolore e alla morte da aver scordato cosa siano il piacere e la vita.
E allora, cittadini democratici di un popolo sovrano, avete deciso cosa volete che il futuro vi riservi? Bubbone o diarrea?
FONTE: https://finimondo.org/