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Si potrebbe dare ragione ad uno scribacchino del potere, direttore di un giornale locale pieno di spazzatura? Se la coscienza spesso dice no, in questo caso la risposta è affermativa. Negli ultimi giorni tutte le stridenti voci del potere sono state chiamate a raccolta per difendere una giornalista del quotidiano La Provincia: essa ha fatto solamente il proprio lavoro nello spettacolarizzare, qualora ce ne fosse stato bisogno, le vite delle anarchiche e degli anarchici di Cremona. C'è da ammetterlo: il capo scribacchino ha ragione, come si fa a criticare chi fa solamente il proprio lavoro?

Sulla bocca degli stolti il lavoro diviene neutrale. Infatti Eichmann faceva solamente il proprio lavoro quando riempiva i treni di indesiderabili pronti per i campi di concentramento e le camere a gas? Per non parlare dei carabinieri, dei medici e dei secondini che hanno fatto solamente il loro lavoro con Stefano Cucchi. Cosa dire di chi metteva gli idrocarburi sotto terra nel caso Tamoil qui a Cremona, facevano solamente il proprio lavoro? E chi produce armi, sta facendo solamente il suo lavoro? E quando le scelte dei politici, degli economisti e dei tecnici riducono alla fame la maggior parte delle persone al mondo, essi stanno facendo solamente il proprio lavoro? E quando il carcere isola e tortura i prigionieri, come nel caso di Tommy e di tutti i compagni in galera e non solo, esso fa solo il suo lavoro o è nella sua funzione totalitaria isolare e torturare? Come non dare ragione all'antipatico scribacchino di potere? In sostanza, questi pochi esempi ci dicono che è solo una questione per cui qualcuno è impegnato «solamente a fare il proprio lavoro».

Andando in profondità possiamo vedere qual'è il lavoro del giornalista ai giorni nostri. Aderente completamente alla realtà, risponde sull'attenti al potere del denaro, accrescendo con i propri articoli il fatto che i poveracci devono essere distrutti dall'ingiustizia latente, in cui i ricchi devono continuare a vivere beatamente rafforzando i loro privilegi. Il principio di presunta neutralità diventa sempre la foglia di fico: riducendo le idee a mere opinioni, diviene ripetitore incessante delle banalità del dominio. Ridurre il conflitto sociale a questione incomprensibile diventa lo scopo giornalistico: quando un detenuto si rivolta diviene un mostro, quando i giovani si ribellano diventano vandali e quando gli anarchici difendono certe forme di azione contro questo putrido esistente vengono chiamati terroristi. Utilizzando la tecnica dello scandalo per far risuonare la sinfonia stonata e martellante del potere, il giornalista si dimena nella miseria degli altri. Ridicolizzare, demistificare e falsificare ogni atto di ribellione è un regalo concesso ai propri amichetti in divisa. Denunciare piccoli scandali è il modus operandi di ogni scribacchino, per tenere in piedi e non criticare dalle fondamenta il più grande scandalo di oggi: questo mondo. Lo scribacchino eccelle in stupidità, confondendo luoghi e altro per un fine ben preciso: tenere i propri lettori nell'ignoranza e nell'obbedienza.

La libertà di stampa è una grossa fandonia quando si deve rispondere ad un padrone. Se esiste la servitù volontaria, come si può pensare in libertà? Suvvia, sta facendo solamente il proprio lavoro… Allora viene alla mente un fatto storico che sa di contemporaneo. Quando Goebbels eccitava Hitler e il popolo tedesco dicendo: «Noi non parliamo per dire qualcosa, ma per ottenere un certo effetto», come non sentire una similitudine con la produzione dell’opinione pubblica da parte dei media ai giorni nostri? La farsa dell'informazione senza sapere serve solo a consolidare lo sfruttamento, dove ormai l'adagio dadaista diviene una banalità agli occhi di chi guarda curioso questo mondo: «L’idiozia è sempre al potere».

Ecco perché la minaccia alla libertà viene anche perpetuata dallo scribacchino: esso in sostanza è l'avanguardia opinionista, che modella il ruolo imposto ad ognuno in questa società. Guai a chi si ribella!

Il vandalismo del pensiero e l'idea selvaggia della libertà come imprevisto generano i fiori maligni di un qualcosa di assolutamente altro, dove ogni sensibilità dovrebbe sentire che il potere va affrontato in ogni sua sfaccettatura, senza paura e con quella leggerezza del negativo che ha sempre contraddistinto chi lotta per un'Idea di libertà. Come ha fatto Tommy, perché il messaggio che il monopolio della violenza dello Stato, fomentato anche da chi indossa una divisa, possa essere attaccato è un concetto troppo pericoloso per chi vuole mantenere sopraffazione e privilegi. In questo Tommy non è solo, perché non è l'unico individuo che ha resistito ad un fermo di polizia, a Cremona come altrove.

I giornalisti sono una delle molteplici minacce alle infinite possibilità di trasformazione radicale dell'esistente, tentando di occultare ogni tensione contro l'autorità. A questo non si può rimanere muti come vorrebbero tutti i candidati sceriffi di questa città. Sopravvivere nell'eterna catastrofe chiamata quotidianità non è possibile per chi ha dei sogni.

Come scrisse René Char, è indispensabile cercare quel moto che potrà dar vita a «qualcosa che rovescerà completamente l'innominabile situazione nella quale siamo immersi».

Nella mattinata di mercoledì 10 aprile si è svolto il processo a carico di Tommy, un nostro compagno che ha tentato di resistere ad un fermo di polizia sotto casa di un fascista (che nei giorni precedenti si era messo in mostra con alcune provocazioni vigliacche) nel pomeriggio di venerdì 5 aprile. Fuori da un tribunale militarizzato, un gruppo di compagne e compagni ha espresso la propria solidarietà ribadendo che è giusto attaccare polizia e fascisti. Durante il presidio alcuni giornalisti hanno cercato di rendere omaggio al loro lavoro di infami (ben protetti dalla polizia) ed è volato qualche insulto nei loro confronti, soprattutto alla nota giornalista de ''La Provincia'' Francesca Morandi, confermandosi avanguardia dei pennivendoli di regime nostrani.

Dopo circa un'ora è uscita la sentenza: un anno, otto mesi e dieci giorni di reclusione per Tommy per le accuse di resistenza, danneggiamento aggravato, lesioni, minacce e oltraggio. Nelle prossime ore capiremo se verrà accolta la richiesta di scarcerazione, se dovrà scontare la detenzione domiciliare o rimarrà in carcere.

Dopo la sentenza alcuni refrattari all'autorità hanno passeggiato nelle vie del mercato, volantinando e passando a trovare l'amato Sindaco Galimberti davanti alla sua sede elettorale insieme ad una soave musica di protesta. Ci si è fermati inoltre nel luogo dove è stato arrestato Tommy ribadendo la propria complicità con il compagno e l'odio per i fascisti, senza dimenticarsi qualche regalino sul portone di casa della merda fascista (luogo trasformatosi magicamente in bar per la stampa locale).

Nel ringraziare tutte le amiche e gli amici, i compagni e le compagne che hanno portato la loro preziosissima solidarietà a Tommy, non resta che ribadire: «… Contro sbirri e fascisti, più vetri rotti! Ribaltiamo questo mondo… Tommy libero! Tutte e tutti liberi!».

Ieri pomeriggio un compagno di Cremona è stato fermato da tre volanti della polizia e da due digossini sotto casa di un fascista. Nei giorni scorsi quest'ultimo si è messo in mostra per alcune provocazioni.

Gli sbirri hanno cercato di portarsi via il compagno e nel mentre è stato buttato a terra al rifiuto di entrare in una delle macchina della polizia. Ne è nato un parapiglia, nel quale un finestrino di una macchina delle merde in divisa è andato in frantumi. Gli sbirri hanno usato anche lo spray al peperoncino contro un persona già ammanettata. Portato via, si è formato un presidio di solidarietà sotto la questura di Cremona, per non lasciare solo il fermato.

A sera, tramite l'avvocato, abbiamo saputo che al nostro compagno è stato convalidato l'arresto per resistenza, danneggiamento, lesioni, porto di oggetti atti ad offendere e minacce. In serata un caloroso saluto ai detenuti al carcere di Cremona ha rotto la monotonia di quel luogo di tortura, con l'auspicio che l'arrestato abbia sentito da dentro.

Nella giornata di oggi, sabato, il nostro compagno è stato processato per direttissima. Fuori dal tribunale un presidio di solidarietà ha ribadito che è giusto opporsi a fascisti e polizia. Il giudice ha disposto una nuova udienza per mercoledì prossimo 10 aprile. Essa sarà un'altra occasione per portare un pizzico di solidarietà a Tommy che rimarrà in carcere almeno fino alla prossima udienza.

Rimanere a guardare indignati gli scempi del Bullo dell'Interno Salvini, in continuità con lo sbirro mancato Minniti, i morti nel mar Mediterraneo, il funzionamento dei lager di Stato chiamati CPR, gli inetti congressi nazisti di Verona e l'odio razziale di alcuni in quel di Torre Maura non ha senso per noi. Per questo tutta la nostra solidarietà e complicità va a Tommy. Il nostro cuore è con te.

Sappiamo che i tempi sono duri per chi vuole tentare di ribaltare questo mondo, ma la nostra passione per la libertà è più forte di ogni autorità.

Più finestrini delle macchine della polizia rotti!

Tommy libero! Tutte libere!

anarchici